Giovedì 19 luglio scorso, Matteo Salvini, in qualità di ministro dell’Interno, ha presentato una querela per diffamazione a mezzo stampa contro lo scrittore roberto saviano. Sotto accusa ci sono alcuni post pubblicati su Facebook dall’autore del best seller Gomorra e una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, durante il mese di giugno, in cui il leader della Lega viene ritenuto responsabile, con giudizi ritenuti falsi e lesivi della sua reputazione, della cattiva gestione delle politiche migratorie e dei campi rom. La risposta di Saviano, durissima, non si è fatta attendere.

Con l’ennesimo post pubblicato su Fb, l’intellettuale napoletano ribadisce le accuse al politico milanese di essere un “ministro della Mala Vita” e promette di non voler “arretrare di un passo” nella sua battaglia.

Saviano continua ad attaccare Salvini

Evidentemente la denuncia/querela presentata da Matteo Salvini su carta intestata del Viminale, tanto per rendere la cosa ancora più ufficiale, non ha intimorito Roberto Saviano il quale, nella serata di giovedì 19 giugno, a poche ore dalla querela, ha deciso di rispondere al ministro alla sua maniera. Il leader leghista non sarebbe altro che un “ministro della Mala Vita” (epiteto già utilizzato a più riprese recentemente). Saviano riferisce di non aver avuto ancora alcuna comunicazione ufficiale, ma di essere pronto per farsi interrogare dal magistrato titolare dell’inchiesta.

Secondo lui Salvini non rappresenterebbe altro che il volto del “potere che ha il terrore delle voci critiche” e dei “testimoni oculari” che informano l’opinione pubblica sulle “nefandezze” che si consumerebbero “ogni giorno nel Mediterraneo”. Saviano, per la prima volta nella sua vita (dice), lancia un appello all’unità degli italiani contro il rischio che il nostro Paese diventi come la Russia di Vladimir Putin il quale, a suo modo di vedere, rappresenta un “modello” per il “ministro della Mala Vita”. Saviano auto definisce lui, e quelli come lui, “uomini di buona volontà” chiamati a combattere contro “l’autoritarismo” e si ribella contro un gesto che “impegna un intero Governo contro uno scrittore”.

Il contenuto della querela di Salvini

A far insorgere Roberto Saviano e ad indurlo a questa sorta di ‘chiamata alle armi democratica’ è stato il contenuto della querela presentata da Salvini. Sotto accusa, secondo il ministro dell’Interno, ci sarebbero due post pubblicati su Facebook, rispettivamente il 12 e il 22 giugno scorsi, e una intervista rilasciata il 25 giugno alla Suddeutsche Zeitung. Nel primo post, che prende spunto dalle questioni legate all’immigrazione e alla gestione dell’ordine pubblico, Saviano lascia intendere, con parole definite come “non rispondenti al vero”, che il ministro, definito a più riprese “della Mala Vita”, “ponga in essere la propria attività istituzionale al di fuori delle regole”.

Concetti ribaditi anche nel successivo post del 22 giugno e nell’intervista al giornale tedesco, dove lo scrittore si spinge fino ad adombrare uno “scandaloso patto di non aggressione tra ‘Ndrangheta e Ministero dell’Interno italiano”. Una goccia, quella del presunto patto scellerato tra Salvini e la mafia calabrese, che ha fatto traboccare il vaso della pazienza del leghista, convinto che non si tratti più di diritto di cronaca o libera espressione del pensiero, ma di semplici bugie.