Sul fronte ideologico, contrariamente a quanti possano immaginare, tanto a destra quanto a sinistra, il dibattito su "nazionalizzare sì, nazionalizzare no" è rimasto sempre aperto, provocando talvolta spaccature interne in ambedue gli schieramenti politici. La storia insegna che le nazionalizzazioni hanno avuto l'appoggio tanto dei fascisti, negli anni trenta, quanto dei socialisti negli anni sessanta.

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Così come le privatizzazioni, sono piaciute tanto ai partiti riformisti della sinistra democratica (Prodi, D'Alema...), quanto al centrodestra berlusconiano. "Insomma, la posizione verso le nazionalizzazioni, ha ben poco a che spartire con il rapporto dicotomico destra e sinistra", ammette il sociologo Luca Ricolfi, con un'intervista al Messaggero. Sul fronte invece dell'esperienza, "come ha ricordato l'attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, sarebbe il caso di valutare la questione attentamente, decidendo caso per caso, concessione per concessione".

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Ricolfi: 'Non tutti i leghisti favorevoli alle nazionalizzazioni'

Tra Lega e Movimento Cinque Stelle, solo i leghisti paiono opporre qualche resistenza ad una eventuale nazionalizzazione della rete autostradale, mentre i grillini continuano a tirare dritto (basti ascoltare gli interventi di Toninelli e di Di Battista dei giorni scorsi). Il sociologo si dimostra tutt'altro che contrariato alla soluzione delle nazionalizzazioni, ma si dice perplesso per almeno tre motivi.

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Politica Lega Nord

Primo punto. "Non vi è nulla che accerti che un controllo e una gestione diretta dell'apparato statale sulle infrastrutture sia, per i cittadini, più sicura di una seria sorveglianza sui concessionari". Secondo punto. "La nazionalizzazione potrebbe risultare più nominale che sostanziale". Per il semplice fatto che i lavori di ricostruzione e di manutenzione dovranno passare, per forza di cose, sotto una società privata, a chi quindi ha le competenze e l'esperienza per la realizzazione dell'opera in questione.

Ricolfi: 'Soltanto la revoca costerebbe allo Stato 20 miliardi'

Terzo punto. L'aspetto cruciale: il costo. "Abbiamo già un debito pubblico enorme, che non si è riusciti ancora né a stabilizzare né a far scendere". Soltanto la revoca delle concessioni potrebbe costare allo Stato la bellezza di 20 miliardi. "Se moltiplichiamo questa cifra per tutte le attività e le funzioni che verranno nazionalizzate, è abbastanza evidente che i costi per lo Stato, e cioè per i contribuenti, raggiungerebbero cifre esorbitanti", ammette il sociologo Ricolfi.

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"Con quale prezzo per tutti noi, risparmiatori, contribuenti, lavoratori, nessuno lo sa. Ma io temo che sarà alto", conclude.

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