"Le scelte per la Diciotti sono state condivise, ma ci vuole rispetto per la magistratura". Il commento di Luigi Di Maio non lascia dubbi sulla posizione del M5S relativa alla querelle scatenata da Matteo Salvini che rischia di far ripiombare il Paese in una guerra istituzionale del tutto simile a quella che ha caratterizzato gli anni dei governi di Silvio Berlusconi. I vertici pentastellati sono chiaramente in imbarazzo, ma il leader e vicepremier sceglie di prendere posizione e lancia l'allarma sul pericolo di un conflitto tra Politica e magistratura.

La propaganda salviniana corre sui social network

La carne al fuoco è tantissima: prima il pronunciamento del tribunale del Riesame che conferma il sequestro di beni per 49 milioni alla Lega, relativi alla truffa ai danni dello Stato che coinvolse il Carroccio ai tempi della leadership di Umberto Bossi. Poi l'arrivo dei carabinieri direttamente al Viminale per consegnare l'atto che rende ufficiale nei confronti di Matteo Salvini l'accusa di sequestro di persona aggravato, da parte della Procura di Palermo, in merito al caso dei migranti bloccati al porto di Catania a bordo della nave Diciotti. Ma Salvini è abile a trasformare due vicende giudiziarie in materiale da propaganda ed è il ministro dell'Interno in persona a scatenarla sul suo territorio preferito: i social network.

"Qualcuno vuole fermare la voglia di cambiamento degli italiani, ma non ci fermeranno" e confeziona il tutto con una frase di berlusconiana memoria, quando sottolinea di essere "eletto del popolo", a differenza dei pm.

'Guerra tra politica e magistratura? I cittadini non capirebbero'

Così, visto che in fin dei conti le repliche viste e riviste non si addicono ad un presunto governo del cambiamento, ecco che Luigi Di Maio cerca di tenere a freno l'alleato di governo, ma nel contempo ha il preciso dovere di tenere intatta l'immagine di una forza politica, la sua, sempre vicina ad un'istituzione come la magistratura.

"Ci vuole rispetto per i magistrati - ha detto il vicepremier e ministro del Lavoro - perché dire che c'è una magistratura di destra e di sinistra vuol dire riportare il Paese alla Prima Repubblica". Di Maio lo ha sottolineato nel corso di 'In Onda', su La7, dopo l'avviso di garanzia notificato a Salvini e la reazione infuocata di quest'ultimo. "Non bisogna scatenare la guerra tra politica e magistratura - ha aggiunto il leader pentastellato - perché i cittadini non capirebbero.

La Lega attraversa una fase difficile, ma le sentenze si rispettano". Il concetto era stato ribadito anche dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. "Un ministro può essere dell'avviso che un magistrato sbagli, ma rievocare toghe di destra e sinistra è fuori dal tempo. Dubito che Salvini sia un nostalgico di quando la Lega governava con Berlusconi e chi parla di cambiamento non può far tornare l'Italia alla Seconda Repubblica".

Mentana: 'Di Maio ed i suoi sono ad un bivio'

A commentare la vicenda su Facebook anche il direttore del Tg La7, Enrico Mentana che, senza dubbio, ha colto il momento di grave imbarazzo che sta vivendo il M5S.

"Se una frase come quella di Salvini l'avesse pronunciata il ministro di qualche governo passato - scrive Mentana - ci sarebbe stata una sventagliata di attacchi scarnificanti.

Ora Di Maio ed i suoi sono ad un bivio: o seguono l'alleato ed abbandonano la linea che fino a tre mesi fa li portava a scatenare ovazioni per il pm palermitano Di Matteo o, al contrario, mettono in discussione l'intesa con la Lega sovranista". Ma Mentana indica anche una terza via che lui definisce "formula pilatesca già abbozzata su attriti minori". Dunque uscirsene con "la questione dei pm non è nel contratto di governo". Per il momento Di Maio ha scelto di difendere l'operato della magistratura.

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