Sono 40 i milioni di elettori chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica democratica del Congo, Paese strategico per l’estrazione di cobalto, utilizzato per la produzione di Smartphone e auto elettriche. Un territorio grande come l’Europa occidentale, dove regnano incontrastate corruzione e povertà, il Congo è tristemente noto per le terribili violenze commesse non solo dagli oltre 100 gruppi di miliziani presenti nel Paese, ma anche dall'esercito nazionale che si è macchiato di stupri di massa.

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Un Paese dove i diritti umani sono costantemente violati (176° posto su 188 nel ranking Onu sullo sviluppo umano), dove l’analfabetismo è dilagante, soprattutto tra le donne. Un terzo di esse non sa leggere e scrivere. Quasi inesistenti le strade asfaltate (solo tremila chilometri), il nulla per un territorio così esteso (l'Italia ne ha 850 mila). Molte località si raggiungono solo in elicottero, con battelli attraverso l'omonimo fiume o con piccole moto.

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Guerriglie tra milizie rivali ed epidemie devastanti di ebola nelle regioni orientali completano il quadro di questo Stato turbolento che vede saldamente al potere, da ben 17 anni, l'attuale presidente Joseph Kabila. In questo scenario si deciderà non solo il futuro dell'ex colonia Belga ma anche quello di chi ha scommesso sull'elettrico come fonte "green" di energia.

Congo, re del cobalto

Occhi puntati sul Congo per queste elezioni non solo da parte degli osservatori internazionali, nonostante la decisione di Kabila di non autorizzarne la presenza, ma soprattutto da parte dei manager delle grandi aziende che utilizzano il cobalto nei propri prodotti.

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Politica Elezioni Politiche

L'esito del voto nella turbolenta Repubblica democratica del Congo, infatti, ha un peso fondamentale nella futura rivoluzione elettrica che potrebbe rischiare di slittare di anni. Nella provincia a sud-est di Lualaba viene estratto dalle miniere oltre la metà del cobalto indispensabile per alimentare le batterie al litio di automobili elettriche (dagli 8 ai 10 kg per auto), degli smartphone e di altri apparecchi digitali.

In nessun altro territorio esiste una tale concentrazione di materia prima. Oltre al cobalto il sottosuolo del Congo è ricchissimo di giacimenti di materie prime e minerali (diamanti, coltan, rame, oro, nichel). Secondo la Banca Mondiale la Repubblica del Congo ha tutti i numeri, almeno sulla carta, per essere uno degli Stati più ricchi dell'Africa, ma solo se riuscirà a stabilizzarsi politicamente.

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Gli ambiziosi “progetti verdi” dei colossi che hanno puntato sui prodotti "green" dovranno necessariamente fare i conti con questo Paese dai forti contrasti, dove la violazione dei diritti umani e la violenza sono all'ordine del giorno e le epidemie di Ebola ancora fanno stragi. E il pericolo di brogli è dietro l'angolo.

Il futuro del Congo

L'attuale presidente Joseph Kabila non sembra per nulla intenzionato a lasciare il potere agli avversari, dati per favoriti.

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D'altronde è dal lontano 2001 che il Congo è saldamente nelle sue mani, da quando a soli 29 anni prese il posto del padre Laurent- Desirè, brutalmente assassinato. Due terzi degli 80 milioni di congolesi ha meno di 25 anni e conosce solo lui come presidente. Ora la Costituzione gli impedisce di candidarsi per la terza volta e così Kabila ha scelto come candidato il suo ex ministro degli Interni Emmanuel Ramazani Shadary. Nella prossima tornata elettorale, nel 2023, potrebbe tornare a ricandidarsi. Personaggio molto controverso, Shadary, 58 anni, è stato colpito, insieme a un gruppo di tredici ufficiali dell'esercito congolese, da sanzioni europee perché accusato di gravi violazioni dei diritti umani durante una violenta repressione durante le manifestazioni contro il governo di Kabila nel 2016 e nel 2017. La popolazione congolese è ormai esasperata e se si dovessero verificare brogli elettorali, molti sostenitori dell'opposizione sarebbero pronti a scendere di nuovo in piazza.

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