Quando ricopriva il ruolo di presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano fece tutto ciò che era in suo potere per favorire l’estradizione di Cesare Battisti in Italia dal Brasile, Paese dove l’ex terrorista dei Pac si era rifugiato. Il suo omologo verdeoro, Luiz Inacio Lula Da Silva, però, non mantenne la promessa data. È questo il succo della breve missiva inviata dall’ex capo dello Stato a La Stampa, pubblicata questa mattina dal quotidiano torinese.

La lettera di Giorgio Napolitano a La Stampa: su Battisti tutta colpa di Lula

La lettera indirizzata da Giorgio Napolitano al direttore de La Stampa, Maurizio Molinari, è intitolata proprio ‘La promessa che Lula non mantenne’.

Il presidente emerito della Repubblica italiana, dunque, non vuole lasciare adito a dubbi circa la sua posizione odierna e il ruolo allora ricoperto nel caso Cesare Battisti. Per prima cosa, il vecchio protagonista della vita Politica italiana ci tiene a precisare di aver accolto con “grande soddisfazione” (termine presidenziale, quest’ultimo, divenuto un cult ndr) la notizia dell’arresto, della successiva consegna alle autorità tricolori e dell’immediato arrivo in Italia del terrorista.

I tentativi di Re Giorgio di convincere il presidente operaio

Una volta chiarito questo punto, Giorgio Napolitano comincia a passare in rassegna tutte le azioni istituzionali da lui compiute nei confronti del Brasile per favorire l’estradizione di Cesare Battisti in Italia.

Re Giorgio ricorda che, durante gli anni della sua presidenza (2006-2015), l’affaire Battisti sarebbe sempre stato “al centro dell’attenzione” sia sua che dei diversi governi che si sono succeduti a Palazzo Chigi (Prodi, Berlusconi, Monti, Letta). In cima ai suoi ricordi ci sono, ovviamente, le ripetute “iniziative di protesta” nei confronti di Lula “sia per via diplomatica” e sia, soprattutto, di persona, quando il presidente socialista brasiliano venne per due volte in Italia, la prima nel 2008 in visita ufficiale, la seconda nel 2009 in occasione del G8 dell’Aquila.

Lula convinto a dire no dalle ‘pressioni degli estremisti’

Sicuro di contare sulla “vicinanza” e sul “rispetto” del compagno Lula, Giorgio Napolitano racconta di aver premuto per “sollecitarlo fortemente a decidere l’estradizione e la consegna alla giustizia italiana del criminale Battisti”. Peccato che il presidente operaio, dopo aver preso un “netto impegno” in tal senso, non mantenne la parola data perché cedette, questa la versione di Napolitano, “alle pressioni della componente estremista” di sinistra presente nel suo governo.

Un grave “errore” che lo stesso leader socialista avrebbe in seguito compreso, visto che il merito della riconsegna all’Italia di Cesare Battisti se lo è preso l’attuale presidente Jair Bolsonaro che “esprime un indirizzo politico ben lontano dalla sinistra”.

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