Sono passati oramai otto anni da quel 16 novembre del 2011 quando a Palazzo Chigi si insediò il governo tecnico presieduto da Mario Monti e, a distanza di tempo, Pierluigi Bersani, allora segretario del Pd, recita un vero e proprio 'mea culpa'.

L'occasione per esprimere una forte critica a quello che accadde all'epoca sono state le parole espresse da Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, riguardo alle politiche di austerity adottate anni fa nei confronti della Grecia e, in parte, di altre nazioni, inclusa l'Italia, nel biennio del governo Monti.

'Nel 2011 fummo vittime di un'ubriacatura di retorica europeista'

Prima con alcune dichiarazioni in televisione, commentando il discorso di Junker, poi con una lunga chiacchierata nei corridoi di Montecitorio con Augusto Minzolini, cronista parlamentare di lungo corso prima per La Stampa e oggi per Il Giornale, Bersani racconta per la prima volta il suo pentimento per aver ceduto, una volta caduto l'ultimo governo Berlusconi, ad appoggiare un esecutivo tecnico invece di andare ad elezioni anticipate.

Il segretario del partito democratico dell'epoca, conversando con il cronista recita un vero e proprio 'mea culpa' per aver assecondato le richieste non solo del Presidente della Repubblica Napolitano ma anche di autorevoli esponenti del suo partito a seguire le indicazioni dell'Ue a formare un governo tecnico e a non andare ad elezioni anticipate come avrebbe preferito fare.

Non ne ero assolutamente convinto, ma mi feci condizionare dal mio passato di comunista

Bersani racconta di un testuale 'fuoco di sbarramento' da parte dei dirigenti di primo piano del Partito Democratico in appoggio alle convinzioni del Presidente Napolitano. Non era molto convinto della reale efficacia delle politiche attuate dall'esecutivo guidato dal professore della Bocconi, ma non poteva esporsi perchè sarebbe stato tacciato di 'eresia' dai suoi compagni di partito.

Secondo lui molti, forse troppi si sono 'ubriacati di retorica europeista' a sinistra forse per via del loro passato tra le fila dei sostenitori dell'ideologia comunista. Una teoria apparentemente singolare: per Bersani alcuni dirigenti PD, per far dimenticare la propria militanza politica nel vecchio PCI pensano troppo spesso che siano più valide le ragioni degli altri, e per questo hanno abbracciato senza se e senza ma la strada tracciata da Bruxelles.

Fu il governo Monti, in conclusione, il maggior responsabile di quel distacco tra le alte sfere dello stato ed il paese reale che ha portato al successo il Movimento Cinquestelle e la Lega, ovvero gli attuali partner di maggioranza del governo guidato da Giuseppe Conte.