Nel corso delle ultime ore è esplosa una polemica mediatica che vede ancora una volta Matteo Salvini finire sulle pagine dei principali quotidiani e siti d'informazione. Nello specifico, il ministro dell'interno ha dichiarato online che il Senato dovrà esprimersi in merito alla richiesta avanzata dal Tribunale dei Ministri di Catania, ovvero l'autorizzazione a procedere in giudizio contro il leader del Carroccio per i reati di 'sequestro di persona', 'abuso d'ufficio' e 'arresto illegale', per aver lasciato in sospeso il trasbordo dei migranti che erano sulla nave militare italiana 'Diciotti' attraccata al porto etneo lo scorso mese di agosto.

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'Salvini non mollare', l'hashtag diventa virale

''Eccoli, gli atti del tribunale di Catania, sezioni 'reati ministeriali'. Torno ad essere indagato, in base all'articolo 605 del codice penale per sequestro di persona e minori aggravato, pena prevista dai 3 ai 15 anni di galera. Manco fossi uno spacciatore, uno stupratore… perché ho bloccato lo sbarco dei 177 migranti presenti sulla nave Diciotti.

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Se uno fa il ministro applica la legge e applica l'articolo 52 della Costituzione italiana che recita 'la difesa della patria è sacro dovere del cittadino'", queste sono solo alcune delle dichiarazioni rilasciate da Matteo Salvini. Intanto, su Twitter, l'hashtag 'Salvini non mollare' è diventato virale nel giro di pochi minuti. Le parole del vicepremier possono essere ascoltate nel video che lo stesso ministro ha pubblicato sul suo account Facebook.

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Politica Matteo Salvini

Il 'caso Diciotti'

Il tribunale dei ministri di Catania ha richiesto al Senato l'autorizzazione a procedere in giudizio contro Matteo Salvini per quanto accaduto lo scorso agosto al porto di Catania, quando il ministro dell'Interno aveva bloccato lo sbarco dei migranti soccorsi dalla 'Diciotti' nel Mediterraneo. Al natante venne poi consentito l'attracco, ma il Viminale bloccò il trasbordo degli extracomunitari.

La vicenda tenne banco per parecchi giorni, prima vennero fatti sbarcare 29 minori non accompagnati e, successivamente, 13 persone con problemi di salute. La situazione si sbloccò grazie anche all'intervento della Conferenza Episcopale Italiana che si rese disponibile ad accogliere parte dei cittadini stranieri ed alla disponibilità in tal senso di Paesi europei come Irlanda ed Albania. La questione però fu oggetto di indagine della Procura di Agrigento che scrisse il nome di Matteo Salvini e del capo di gabinetto del ministro nel registro degli indagati.

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I reati ipotizzati erano sequestro di persona, arresto illegale ed abuso d'ufficio. Essendo Salvini un ministro nell'esercizio delle sue funzioni, tali contestazioni non possono essere oggetto della magistratura ordinaria e, dunque, diventano competenza del citato Tribunale dei Ministri. La procedura è prevista nell'ambito della Legge Costituzionale 16/1/89 nr. 1.

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