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Questo sabato 12 gennaio si è svolta la tappa milanese di "Piazza Grande", evento organizzato da Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria nazionale del Pd, per presentare la propria mozione congressuale nel capoluogo meneghino. Nel corso della giornata di dibattito erano presenti l'ex sindaco Giuliano Pisapia e l'attuale primo cittadino di Milano Beppe Sala, ma anche uno dei volti storici del centrosinistra italiano come Piero Fassino, ultimo segretario dei DS, ex sindaco di Torino e attuale parlamentare del PD, che ha parlato a lungo dal palco.

Vediamo quello che ha detto.

Fassino: 'Non siamo di fronte alla crisi del Governo, hanno una maggioranza larga, sarebbe sciocco attenderla'

Piero Fassino ha esordito dicendo: "I primi sei mesi successivi alle elezioni sono i più duri per chi ha perso e i più facili per chi ha vinto.

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Però man mano che ci si allontana dal momento trionfo elettorale le contraddizioni cominciano a manifestarsi: il bilancio di questi primi mesi di Governo è molto deludente, è la somma di annunci a cui non è seguito niente. Ma soprattutto tornano a manifestarsi in molte aree del Paese le stesse inquietudini che avevano indotto molti a votare M5S [VIDEO] o Lega pensando che avrebbero dato risposte a queste inquietudini. Invece hanno fatto un Governo che non ha dietro un vero programma, né una visione generale del Paese per rimetterlo in moto. Le contraddizioni sono sempre più frequenti, come le continue polemiche sul reddito di cittadinanza, su immigrazione e sicurezza o sulla TAV. Sulla legge di Bilancio l'hanno sfangata rinviando alcune mensilità: i conti ora tornano, ma nel 2020 questo non saranno più in grado di farlo.

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Ma non siamo di fronte al precipitare di una crisi di Governo, loro hanno in Parlamento una maggioranza larga e spesso alcune delle opposizioni votano alcuni provvedimenti, quindi sarebbe sciocco mettersi in attesa di una crisi perché si rischierebbe di esserne frustrati e delusi. Però si sta aprendo uno spazio, il punto è come noi ci stiamo dentro e come riusciamo a cogliere le loro contraddizioni per lanciare le nostre proposte".

Fassino: 'Senza il PD non c'è alternativa, ma da solo non basta: ora creare campo di forze più largo'

Piero Fassino ha poi ricordato: "Questa fase richiede un partito, non c'è Politica se non si ha un soggetto organizzato che la fa vivere ogni giorno fra la gente. Noi paghiamo l'infragilimento delle forme di rappresentanza e lo smarrimento della nostra capacità di essere radicati socialmente. Nella vita politica ci sono vittorie e sconfitte. Nel 2001, al termine di cinque anni di Governo, noi dell'Ulivo perdemmo nonostante le cose importanti fatte e ci fu un grande smarrimento.

Io in quel periodo mi candidai a guidare i DS e alcuni mi guardavano come il curatore fallimentare di una ditta che non aveva futuro, invece ci siamo messi a lavorare e abbiamo ricostruito il partito e l'Ulivo, vincendo tutte le elezioni dal 2002 al 2006 e creato le condizioni per costruire il PD. So bene che oggi il contesto è più complesso e più difficile di allora, però non è scritto da nessuna parte che una sconfitta rappresenta l'ineluttabile declino di una forza politica. Si deve riflettere e non chiudere gli occhi di fronte alle proprie fragilità, senza smarrire l'orgoglio di rivendicare tutto quello che si è fatto perché era giusto farlo. Anche ora le energie ci sono. Il clima che si avverte in questi giorni è già diverso rispetto a poche settimane fa. Dov'è il PD? Il PD c'è, è in campo e vuole fare la sua parte, consapevole che senza questo partito non c'è una proposta alternativa ma che al tempo stesso il PD da solo non basta. Abbiamo la responsabilità affinché attorno a noi si crei un campo di forze sociali, civiche e politiche più largo [VIDEO]. Il PD ha la responsabilità di guidare uno schieramento che vuol essere maggioritario".

L'appoggio di Fassino a Zingaretti: 'Con lui rilanciamo il PD e lo offriamo agli italiani come speranza di una fase nuova'

Infine l'endorsement di Fassino a Nicola Zingaretti verso il congresso PD: "Non tolgo niente agli altri candidati, che non sono avversari politici ma dirigenti del nostro partito. Dopo le primarie dovremo lavorare perché Zingaretti sia in grado di unire tutto il partito. Lui è il profilo di cui abbiamo bisogno per la sua grande esperienza amministrativa ed europea: può creare le condizioni per costruire attorno a sé una squadra che possa vincere. Non ci serve un uomo solo al comando. Nella consapevolezza delle difficoltà serve avere fiducia nella nostra storia in cui ci sono le idee e le pratiche per affrontarle. Con Zingaretti possiamo rilanciare questo partito e offrirlo agli italiani come la speranza per aprire una fase nuova del Paese".