L'idea del voto elettronico non è nuova al M5S: la piattaforma Rousseau (usata per la partecipazione degli iscritti a scritture di leggi o al voto per la scelta delle liste elettorali) è un sistema operativo voluto sin dagli inizi dai vertici del Movimento, per raggiungere quella "democrazia diretta" propria del pensiero pentastellato. Ora, i grillini sono intenzionati a estendere questo strumento a tutti i cittadini, con particolare attenzione agli italiani fuori sede e all'estero.

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Sempre più digitali

Come si è visto per la distribuzione reddito di cittadinanza, molte misure del M5s puntano a una digitalizzazione del Paese. Nel corso del governo gialloverde sono state rese obbligatorie le carte di identità elettroniche e nella Legge di Bilancio sono contenuti fondi per lo sviluppo delle nuove tecnologie (intelligenza artificiale, blockchain). In linea con queste politiche, i grillini vorrebbero prendere spunto da Paesi come la Norvegia, l'Estonia o la più vicina Svizzera per importare il sistema di e-voting.

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Un possibile banco di prova potrebbero essere i referendum propositivi (martedì si voterà il ddl alla Camera): a riguardo è già stato formato un tavolo tecnico tra il ministero delle P.a., l'Agenzia per l'Italia digitale e il Garante della Privacy. Una buona base di partenza è stata costituita con le carte d'identità elettroniche, le quali permetteranno l'accesso al sistema tramite autenticazione online.

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Politica M5S

Problema sicurezza

Quello della sicurezza è il più importante dei problemi legati al mondo digitale; è già avvenuto, specie con la piattaforma Rousseau, che alcuni hacker "bucassero" la rete ed entrassero nei sistemi per rubare milioni, se non miliardi, di dati. Una possibile soluzione, secondo il M5s, sarebbe la blockchain, cioè quel "registro digitale" (finora mai violato) che ha suscitato notevole interesse per la sua applicazione in diversi contesti.

Questa nuova tecnologia potrebbe essere implementata per garantire la sicurezza e la segretezza del voto nel mondo virtuale. Si avrebbe poi, sempre secondo i pentastellati, un risparmio sui costi e si potrebbe ridurre la percentuale di astensionismo facilitando il voto a casa.

Non sarà impresa facile per il governo gestire una mole così grande di dati nel passaggio al digitale; occorreranno sperimentazioni e prove, soprattutto per quanto concerne il collegamento alle carte d'identità elettroniche per l'autenticazione online.

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In questo senso, nel prossimo mese potremmo assistere a un'accelerazione con l'utilizzo delle identità digitali nel sistema del reddito di cittadinanza.

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