Secondo Nicola Zingaretti, candidato alle prossime primarie per la segreteria Pd, il simbolo del partito così come lo conosciamo oggi non è più un “dogma” e, quindi, potrebbe anche essere accantonato alle prossime elezioni Europee, sostituito da quello di una lista di centrosinistra che l’attuale governatore del Lazio vorrebbe “unitaria e aperta”. La bomba di Zingaretti contro il Partito Democratico viene sganciata nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero.

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Dopo le insistenti voci sulla volontà di Matteo Renzi di dare vita ad una nuova formazione politica centrista, adesso anche il suo avversario Zingaretti ripudia il simbolo Pd e lo fa senza fare troppi giri di parole.

Nicola Zingaretti mette in soffitta il simbolo del Pd

Dunque, se si dovesse dare credito a quanto affermato da Nicola Zingaretti nel corso dell’intervista pubblicata oggi dal quotidiano romano, il simbolo Pd, inaugurato appena una decina di anni fa, potrebbe presto entrare nel dimenticatoio della storia politica italiana.

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Il giornalista Simone Canettieri fa notare al candidato alla guida del Nazareno per conto della vecchia ‘ditta’ che le elezioni Europee previste per maggio rischiano di trasformarsi nella “tomba del Pd”. Di fronte a questo truce paragone, però, Zingaretti non si scompone e risponde con freddezza nordica spiegando che sarà necessario “costruire una nuova piattaforma per cambiare l’Europa”. Il solo Pd, dunque, non basta più. C’è invece assoluto bisogno di una “lista forte, unitaria e aperta”.

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Pd

Il Pd dovrà essere solo ‘promotore di una lista ampia’

Nicola Zingaretti non lo dice direttamente, ma il suo silenzio-assenso rispetto alle critiche mosse dal cronista de Il Messaggero, unito alla pressante richiesta di dare vita ad una lista unitaria di tutti i movimenti politici di centrosinistra, dimostrano quanto stia stretta anche a lui la casacca con il solo simbolo Pd cucito sopra. L’intervistatore, infatti, non comprende (o fa finta di non farlo) cosa significhi questa lista “aperta” e insiste.

Ma Zingaretti è una roccia e ribadisce sicuro di sé: “Dobbiamo aprirci e allargarci, aggregare forze culturali, economiche e sociali per dare un’idea che c’è un’Europa da rifondare”. Anche se chi siano queste “forze culturali, economiche e sociali” non lo dice. Quello che è certo, conclude il governatore laziale, è che il simbolo del Pd non rappresenta più un “dogma”. Il partito fondato nel 2007 dovrà infatti limitarsi ad assumere il ruolo di “promotore di una lista ampia, con il protagonismo degli intellettuali del mondo della ricerca e della scuola, del mondo del lavoro, dei giovani e dell’associazionismo”.

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Ma niente di più.

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