A poche ore dalla prima 'strage del Mediterraneo' del nuovo anno con la morte di 117 persone affogate dopo il naufragio del gommone sul quale erano stati stipati giovedì notte dai trafficanti di schiavi, una notizia, questa volta positiva, fa però presagire una nuova puntata della 'crisi sui migranti'.

Una delle navi di soccorso dell'Ong Sea Watch ha da poco annunciato di aver raccolto nelle acque internazionali 47 persone che si trovavano alla deriva a bordo gommone in distress.

L'imbarcazione dell'organizzazione umanitaria era stata allertata nelle prime ore da 'Allarm Phone', un'organizzazione indipendente di soccorso telefonico.

Non è ancora chiaro se il salvataggio è stato coordinato con la Guardia costiera italiana o libica

L'Ong nel comunicato diffuso attraverso i social non cita alcuna Guardia Costiera tra gli attori dell'operazione di salvataggio conclusa positivamente.

L'allarme, è stato dichiarato, sarebbe stato lanciato grazie ad una chiamata ricevuta al numero di 'Allarm Phone': il gommone che trasportava i migranti sarebbe stato individuato da 'Moonbird', l'aeroplano in dotazione all'associazione per pattugliare il Mediterraneo.

Non sappiamo ancora in quale porzione di mare si trovi adesso l'imbarcazione di Sea Wach, sappiamo che tutte le persone raccolte sono in buone condizioni di salute e non vi sarebbe, al momento, alcuna emergenza in corso.

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Politica Matteo Salvini

Se l'intera operazione di soccorso fosse avvenuta senza il coordinamento delle Guardia costiera si rischia di riaprire un 'caso diplomatico' come avvenuto recentemente durante le feste di Natale.

Salvini ha già messo le mani avanti: 'Si scordino di ricominciare la solita manfrina'

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini, con una nota, mette le mani avanti dando la sensazione, dal tono del suo commento, che il salvataggio non sia stato concordato con le autorità preposte.

Invita poi l'Ong a dimenticarsi di fare le solite manfrine, riferendosi all'ultimo caso natalizio, e ribadendo che tutti i porti italiani rimarranno chiusi anche questa volta.

Il Vice Presidente del Consiglio ne fa una questione di principio, ribadendo come la difesa dei 'sacri confini' sia un dovere. La speranza è che i leader dei singoli stati dell'Unione Europea riescano al più presto a risolvere i conflitti sulla redistribuzione dei profughi, evitando quelle spiacevoli situazioni accadute ultimamente che costringono le navi di soccorso a stare per giorni e giorni in mare aperto in attesa di un porto disponibile.

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