Dopo l’invio alla Procura di Catania delle memorie del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del vicepremier Luigi Di Maio e del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, che di fatto hanno dichiarato la condivisione dell'operato di Salvini, è ovvia conseguenza la necessità di iscrivere nel registro degli indagati anche i tre rappresentanti del governo. Ecco che il ‘caso Diciotti’ si arricchisce di altri nomi importanti che si affiancano a quello del ministro dell’Interno. Ora, come dice la legge, si prevede un termine di 14 giorni per trasmettere la documentazione al Tribunale dei ministri.

Incerti gli scenari futuri

Con molta probabilità il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro proporrà - come fatto per Salvini - l’archiviazione dell’accusa; seguirà poi un periodo di 90 giorni necessario allo svolgimento delle indagini, dopodiché si potrà o archiviare il caso oppure avanzare una richiesta al parlamento per procedere col processo ai nuovi indagati. Per quanto riguarda il premier Conte e il senatore Toninelli, dovrà essere il Senato a decidere, per Di Maio la decisione spetterebbe alla Camera.

La legge costituzionale non prevede sospensioni in caso di imputazioni successive: ecco perché la nuova indagine a carico di Conte, Di Maio e Toninelli non dovrebbe interferire con la procedura già aperta per Salvini che prevede martedì prossimo il pronunciamento ufficiale della Giunta; per Palazzo Madama invece il termine fissato è il 24 marzo.

Un caso senza precedenti

È probabile che la scelta Politica del Senato, nel caso venga negata l’autorizzazione a procedere per Salvini, possa incidere sulla decisione dei giudici in merito agli altri indagati.

Per quanto riguarda le memorie recapitate a Catania, non è detto che queste dimostrino eventuali responsabilità del premier, del vice e del ministro dei Trasporti. Nel caso specifico del reato di sequestro di persona a danno dei 137 migranti obbligati a restare a bordo della Diciotti, nessuno dei tre ha dichiarato di aver preso parte attiva alla decisione di negare il permesso di sbarco voluta da Salvini, e secondo i giudici è proprio questo l’atto concreto che qualifica il reato di sequestro di persona.

Conte, Di Maio e Toninelli dichiarano piuttosto una condivisione generica, riconducibile alle politiche sull’immigrazione. Per questo motivo, e sempre teoricamente, il Tribunale dei ministri potrebbe ritenere nulli gli estremi del concorso penale, limitandosi ad esprimersi solo sul ministro degli Interni Salvini. Si tratta di un caso senza precedenti e per ora l’unica cosa certa è l’avvio delle indagini. Si aprono molti possibili scenari.

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