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Le elezioni regionali in Abruzzo si sono concluse, e il risultato ha rispecchiato i sondaggi nazionali. Vince infatti il Centrodestra con il candidato di Fratelli d'Italia Marco Marsilio, che conquista il 48% dei voti, guidato dalla Lega che da sola arriva al 27,5%, raddoppiando il risultato delle politiche (13,9%). Forza Italia continua a non convincere, raccogliendo solo il 9% dei consensi, mentre bene Fdi, con il 6,5%. Marsilio si sofferma subito su L'Aquila, infatti appena dopo la vittoria conferma: "La priorità assoluta è la ricostruzione, rimasta ferma negli ultimi tempi, una vergogna da cancellare".

Meglio delle aspettative il Centrosinistra, ma il PD cala ancora

Il candidato del Centrosinistra Giovanni Legnini riesce a raggiungere il 31,3% dei consensi, classificandosi secondo a una distanza però abissale da Marsilio.

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Il risultato complessivo è positivo (visto il crollo del Centrosinistra il 4 marzo), ma è determinato dalle numerose liste civiche, dato che il PD, da solo, raggiunge l'11,1%, un numero addirittura inferiore al risultato disastroso delle politiche (13,8%).

Comunque sia, esulta Maurizio Martina: "Grazie a Giovanni Legnini e al Pd per l’impegno straordinario in Abruzzo. Siamo l’unica alternativa alla destra. La propaganda 5 stelle sbatte contro la realtà. Un nuovo centrosinistra aperto al civismo è la strada da percorrere per tornare a vincere fianco a fianco".

Il M5S ancora male, ma conferma i risultati delle regionali del 2014

Il Movimento 5 Stelle si conferma (come dedotto dai sondaggi) secondo partito italiano dopo la Lega: raggiunge infatti il 20,2% con la sua candidata Sara Marcozzi, già candidata alle regionali del 2014.

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Se confrontati con i risultati delle regionali, la Marcozzi ha perso appena 20mila voti, andando più o meno a confermare il risultato. Se però si guarda alle politiche, il crollo è impressionante: il 4 marzo il M5S aveva preso il 39,9% in Abruzzo, dimezzando così i consensi a favore della Lega e dell'astensionismo (l'affluenza alle urne è calata dell'8% rispetto alla scorsa votazione).

Mentre Di Maio e Di Battista non si esprimono, dalla Marcozzi non arriva un commento negativo, secondo cui "Il M5s non abbia nulla da rimproverarsi, ha confermato il risultato di 5 anni fa. La sconfitta è del Pd e di FI che hanno consegnato i loro voti alla Lega. Sono loro che dovrebbero farsi un esame di coscienza".

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Una cosa più che giusta, vista la presenza di numerose liste civiche con cui i grillini non possono competere e per cui non si può confrontare questo risultato con quello del 4 marzo.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli invece ha riconosciuto che “c’è un po’ di delusione perché se avessimo vinto avremmo dato una enorme mano a quella popolazione".

Oltre a lui, ci sono molte altre voci critiche all'interno del M5S, che soffrono il calo a favore della Lega; tra queste la senatrice Elena Fattori: "Purtroppo tradire la propria identità non paga. Spero fortemente che ci sia uno scatto di orgoglio da parte del mondo 5 Stelle prima delle Europee per non lasciare che abbiano la meglio le peggiori destre sovraniste. La sovranità che proponeva il Movimento era un approccio diverso. Sicuramente occorre un ripensamento delle modalità usate sin qui che hanno avuto un effetto devastante sulla natura profonda e sulla fiducia nel Movimento. Purtroppo chi lo aveva capito sin dall’inizio non solo non è stato ascoltato ma emarginato nelle azioni politiche reali. Non è ancora troppo tardi ma rischia di essere tardi molto presto".

Molto critico anche il deputato Giorgio Trizzino, secondo cui "La Lega di Salvini, oggi forte del consenso imprenditoriale del Nord e di vaste fasce di popolazione del centro e del sud e della propria struttura organizzativa, ha puntato scientificamente fin dal primo momento ad indebolire ideologicamente e politicamente il Movimento 5 Stelle, con il chiaro obiettivo di usarlo fino in fondo prima di gettarlo via".

Il senatore Gianluigi Paragone, vicino ai vertici pentastellati, prova a calmare le acque: "Subito dopo le politiche non abbiamo vinto in Molise e in Friuli: il voto delle amministrative è marginale e si prendono in considerazione aspetti della quotidianità, è un voto che riguarda soprattutto la sanità".

Effettivamente i risultati non sono poi così deludenti per il M5S, che si conferma secondo partito, non arretrando rispetto alle regionali del 2014. Male invece Forza Italia e Partito Democratico, che ottengono buoni risultati soltanto grazie ai propri alleati.