Il 14 gennaio scorso, con l'arrivo in Italia del Falcon con a bordo il terrorista Cesare Battisti, si pensava di aver finalmente chiuso una delle pagine più tragiche della stagione degli anni di piombo. Atterrava a Ciampino dopo 37 anni di latitanza Cesare Battisti. Tutti ricorderanno la soddisfazione del governo gialloverde per essere riusciti in poche ore, non solo a catturare il ricercato dopo la sua fuga dal Brasile, ma anche a riportarlo immediatamente in Italia dalla Bolivia per assicurarlo, finalmente, alla patrie galere.

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L'arrivo del detenuto trasformato in un evento mediatico

L'arrivo a Ciampino dell'aereo dei servizi segreti fu coperto dalla diretta televisiva di molti canali televisivi nazionali, e sulla pista, ad attenderlo insieme alle forze di Polizia, vi erano i ministri Matteo Salvini e Alfonso Bonafede. Le telecamere inquadrarono l'uscita dall'aereo di Cesare Battisti, accompagnato dagli uomini della Polizia di Stato. Nelle ore successive lo staff del Guardasigilli aveva poi prodotto e immesso in rete un vero e proprio video con tanto di colonna sonora in stile 'Hollywoodiano' per celebrare l'intera operazione, dalla cattura all'arrivo in Italia del terrorista latitante, suscitando un vespaio di polemiche da parte di molti membri dell'opposizione.

Lo scoop de Il Giornale: Salvini e Bonafede indagati dalla Procura di Roma

La notizia bomba è di questa mattina: un articolo di Francesca Fagnani pubblicato da Il Giornale sostiene che la Procura di Roma abbia da giorni aperto un fascicolo nei confronti dei ministri Matteo Salvini e Alfonso Bonafede a seguito di una denuncia pervenuta presso i propri uffici. Da quello che trapela, sarebbe contestato al ministro della Giustizia, con il concorso del vicepresidente del Consiglio leghista, di aver violato la legge per non aver adottato tutte le cautele possibili per proteggere una persona in stato di arresto dalla - testuale - ''curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità''.

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Il Procuratore al quale è stato affidato avrebbe deciso di fare domanda di archiviazione perché il fatto non costituirebbe reato, depositandola, come da prassi, presso il Tribunale dei ministri al quale spetta, come prevede la legge, la decisione finale, come abbiamo visto alcuni giorni fa con la questione del 'caso Diciotti'. Sempre secondo il quotidiano milanese i due ministri sarebbero a conoscenza da almeno una settimana di questa inchiesta, ma non sappiamo per quale motivo non l'avrebbero ancora resa pubblica.