Dopo rinvii, polemiche e scontri in seno alla maggioranza di Governo, il decreto sul reddito di cittadinanza potrebbe essere arrivato ad una svolta ieri sera dopo un breve vertice a Palazzo Chigi. Le richieste della Lega, sotto forma di emendamenti al testo della, misura sono state parzialmente accolte dal Movimento 5 Stelle, che però ha salvato, in linea generale, l’impianto del provvedimento. Le polemiche su Salvini e sul caso Diciotti, con i cinquestelle che, sempre ieri, hanno detto no al processo contro il Ministro dell’Interno in Giunta per le immunità parlamentari, hanno ritardato i lavori sul decreto.

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L’esito della vicenda riguardante il leader della Lega evidentemente ha smosso le acque, con la Lega che ha alleggerito le pretese e i grillini che hanno dato l’ok ad alcune modifiche al reddito di cittadinanza. Un elemento di questa specie di fumata bianca è la stretta sui cosiddetti furbetti del reddito di cittadinanza, dai cambi di residenza ai finti divorzi.

Questione del cambio residenza

Sterilizzare le polemiche e dare il via libera alla misura, le cui domande partiranno il 6 marzo, era senza dubbio una priorità del Governo che avrà fatto capolino nel mini vertice durato poco più di 60 minuti in Senato.

Non è passata quella che possiamo considerare la linea massimalista della Lega, che mirava a concedere il sussidio solo se almeno un componente della famiglia del richiedente avesse lavorato per almeno due degli ultimi dieci anni e quindi avesse versato i relativi contributi. Sarebbe stata una penalizzazione per soggetti e nuclei familiari che da anni ed anni combattono con la disoccupazione e il precariato. Niente da fare nemmeno sul blocco del rinnovo del sussidio dopo i primi 18 mesi, che resta confermato dopo una pausa di 30 giorni tra un periodo ed il successivo.

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Entrano del decreto però alcune rigide regole imposte per i potenziali beneficiari della misura, con la messa nero su bianco nel testo dei riferimenti a sanzioni e controlli per coloro che adottano comportamenti illeciti e furbeschi per rientrare nella misura e per continuare a percepire il sussidio. In primo luogo viene fissata al 1 settembre 2018 la data limite per i cambi di residenza. Chi ha cambiato residenza dopo quella data non potrà richiedere o ottenere il beneficio del reddito di cittadinanza.

Una stretta sui tanti cambi di residenza che in questi giorni si stanno registrando presso le anagrafi di molti comuni italiani. Chi pensa di poter ottenere il reddito di cittadinanza spostando in questi giorni la residenza, andando a vivere da solo o collegandosi con altre persone per andare ad abbassare l’Isee, verrà comunque tagliato fuori dalla misura.

Altre novità del decreto

Passa da 8 a 16 il numero massimo di ore settimanali da destinare a lavori di pubblica utilità per il Comune di residenza, che resta uno degli obblighi imposti ai beneficiari della misura.

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Proprio in materia oneri per i fruitori del benefit, non è passato un emendamento, sempre della Lega, che prevedeva la necessità di presentare ogni mese all’Inps una certificazione di avvenuto adempimento degli obblighi da parte del percettore del sussidio per poter ottenere l’accredito mensile dei soldi. Niente modifiche per gli stranieri che continuano a essere potenziali soggetti a cui erogare il reddito di cittadinanza se hanno una residenza in Italia da almeno 10 anni.

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Come per i cambi di residenza, anche per i divorzi viene fissata al 1 settembre 2018 la data a partire dalla quale il cambio di residenza deve essere confermato dagli organi di polizia municipale, che devono confermare, dopo accurati e ripetuti controlli, che effettivamente gli ex coniugi vivano in case separate.

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