Corea del Nord. L’interruzione dei colloqui di Hanoi tra il Presidente americano Donald Trump e quello nordcoreano Kim Jong-un sta già dando i suoi esiti negativi. Immagini riprese da un satellite artificiale per conto del Csis (Centro per gli studi strategici e internazionali) e pubblicate sul sito Beyond Parallel, dimostrano che il regime nordcoreano ha ripreso la costruzione del centro missilistico di Tongchang-ri, per il lancio di missili a lungo raggio.

Una volta completata la realizzazione dell’impianto, la Corea del Nord sarebbe in grado di lanciare missili a testata nucleare anche sugli Stati Uniti. Per tale motivo gli Usa avevano disposto e ottenuto dai suoi alleati l’imposizione di sanzioni economiche contro Pyongyang. Il dittatore coreano – probabilmente, su suggerimento cinese – aveva interrotto i lavori ed acconsentito a partecipare ai colloqui diplomatici di Hanoi, per la risoluzione della crisi tra i due Stati.

Il summit Stati Uniti-Corea del Nord era stato definito “storico” dai mass media

Dopo il primo storico incontro dell’estate 2018 tra i due capi di Stato, ne era succeduto un secondo la settimana scorsa. La calendarizzazione dei colloqui era stata descritta dai media occidentali come un importante successo per la sicurezza nazionale Usa da parte di Donald Trump. Tuttavia né gli Stati Uniti, né gli altri paesi alleati hanno mai ritirato le sanzioni economiche contro Pyongyang.

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Probabilmente, Kim si era riservato la carta dell’eventuale smantellamento dell’impianto, per premere sul ritiro delle sanzioni stesse. Dopo il gesto plateale di Trump, quindi, si sarebbe deciso a riprendere i lavori di alcune delle strutture già utilizzate per lanciare in orbita i satelliti e per fare i test sui motori e su altre tecnologie. Va detto, però, che dal novembre 2017, la Corea del Nord non ha più effettuato alcun test missilistico o nucleare.

Tra la Corea del Nord e quella del Sud esiste ancora uno formale stato di guerra

Il 27 aprile 2018, Kim Jong-un aveva incontrato anche il presidente sudcoreano Moon Jae-in, durante lo svolgimento delle olimpiadi invernali di Pyeongchang (Sud Corea). Si trattò, anche in questo caso, di un incontro “storico”, i quanto le due Coree sono ancora formalmente in stato di guerra. Non è mai stato stipulato, infatti, un trattato di pace, dopo la sigla dell’armistizio del 27 luglio 1953 a Panmunjeom, che pose fine alla guerra di Corea (1950-1953).

I due presidenti si erano impegnati ad aprire i negoziati per porre ufficialmente fine alla guerra e per una "completa denuclearizzazione" della penisola.

Nel settembre 2018 era seguito un secondo incontro tra i presidenti delle due Coree. In tale sede, Kim aveva confermato l’intenzione di procedere allo smantellamento del sito nucleare di Yongbyon, oltre che della base di Tongchang-ri, in presenza di esperti statunitensi.

La settimana scorsa, come detto, però, gli Stati Uniti si sono rifiutati di rimuovere le sanzioni contro Pyongyang, anche soltanto parzialmente.

Il gesto plateale di Trump è stato probabilmente dovuto alle informazioni acquisite dai servizi segreti sudcoreani, secondo cui la Corea del Nord aveva già ripreso la ricostruzione del centro missilistico prima del summit. Il direttore della testata telematica specializzata sulle vicende nordcoreane 38 North ed ex funzionario del dipartimento di Stato Usa, Joel Wit ha rilasciato dure dichiarazioni nei confronti di Pyongyang: «Non è un segnale positivo. È un passo indietro dal punto in cui eravamo».

Dietro la Corea del Nord, la presenza economica del gigante cinese

Da quanto rilevato dalle immagini satellitari, ora i passi indietro verso la coesistenza pacifica e il negoziato sono aumentati. Il problema non riguarda soltanto la sicurezza tra i due Stati e nell’area, comprendente anche la Corea del Sud e il Giappone, alleati degli Stati Uniti. Investe soprattutto, sul piano globale, la “guerra economica” tra Stati Uniti e Cina.

La tecnologia nucleare in possesso di Kim proviene direttamente da Pechino. La Cina ne ha rifornito Pyongyang come arma economica a fini di supremazia planetaria contro Washington. E’ convinzione di molti osservatori che gli stop and go tra Washington e Pyongyang siano funzionali alla più ampia “guerra dei dazi” tra i due giganti economici, quello cinese e quello nordamericano.

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