Dopo il via libera definitivo dalla Camera, il cosiddetto decretone sul meccanismo della Quota 100 e sul reddito di cittadinanza dovrà passare al Senato per la terza lettura prima di essere convertito in legge. Entro il 29 marzo, infatti, il testo dovrà essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Si attende la terza lettura al Senato

Con 291 voti a favore, 141 contrari e 14 astenuti, il decretone ha terminato il suo iter parlamentare alla Camera chiamata a decidere sui correttivi presentati dalle varie forze politiche riguardanti le misure in materia previdenziale.

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Tra le novità introdotte, il riscatto agevolato degli anni di laurea per il quale è stata prevista l'abolizione della soglia dei 45 anni fermo restando il paletto temporale del 1996. Quanto al Trattamento di Fine Servizio per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, invece, è stato eliminato il limite dei 45 mila euro con la possibilità di ricevere la liquidazione attraverso un prestito con interessi interamente a carico delle casse statali.

Previsti anche maxi controlli per i cosiddetti furbetti che richiederanno il reddito di cittadinanza senza essere in possesso dei requisiti oltre all'estensione del sussidio fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle alle famiglie numerose e ai nuclei familiari con disabili gravi: difatti, è stata ritoccata la scala di equivalenza passata da 2,1 a 2,2 con il conseguente aumento del beneficio di circa 50 euro (dai 1.330 euro ai 1.380 euro).

Stando a quanto affermato dal quotidiano "La Repubblica", coloro che beneficeranno del cosiddetto reddito di cittadinanza saranno obbligati ad accettare l'offerta di lavoro congrua solo se si tratta di un salario pari a 858 euro mensili.

Sindacati pronti a mobilitazione

Intanto, sarebbe già pronta la nuova mobilitazione delle tre sigle confederali Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil che sono pronti a scendere in piazza del Popoli a Roma nella manifestazione prevista per il 2 giugno. Tale protesta, infatti, è scaturita dal nuovo meccanismo di rivalutazione delle Pensioni dovuto all'inflazione che a partire dal primo aprile determinerà un netto taglio sugli assegni previdenziali con importo superiore a 1.552 euro lordi mensili penalizzando di fatto molti pensionati.

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E' questo il motivo che spinge le parti sociali ad avviare una nuova mobilitazione contro l'operato dell'esecutivo giallo-verde spiegando che "vi è la totale mancanza di attenzione nei loro confronti".

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