Ancor prima di essere nominato nuovo tesoriere del Pd dal segretario Nicola Zingaretti, Luigi Zanda aveva già depositato in Senato una proposta di legge che prevede di equiparare gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli dei colleghi europei, aumentandoli di qualche migliaio di euro. Non contento, l’ex segretario di Francesco Cossiga ha aggiunto pure la proposta di istituire un tesoretto da 90 milioni di euro per i partiti privati del sacrosanto, secondo lui, finanziamento pubblico.

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Una proposta, quella formulata da Zanda, che è apparsa a tutti come un assist, tra l’altro non richiesto, al M5S. E, infatti, il leader pentastellato Luigi Di Maio ha subito approfittato dello scivolone Dem per parlare di “sinistra falce e cashmere”.

Il ddl Zanda su stipendi degli onorevoli e finanziamento pubblico ai partiti

Secondo Luigi Zanda - politico classe 1942 proveniente direttamente dalla Prima Repubblica quando faceva il portavoce dell’ex Ministro e Presidente della Repubblica Francesco Cossiga - non è assolutamente vero che stipendi, vitalizi e indennità dei parlamentari siano un privilegio appannaggio solo dei politici.

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Per questo motivo il neo tesoriere del Pd, scelto direttamente da Zingaretti, nel suo disegno di legge presentato in Senato propone di portarli al livello di quelli dei loro colleghi parlamentari di Bruxelles, più sostanziosi anche fino a 5mila euro rispetto ai ‘miseri’ 14mila che intascano oggi i nostri rappresentanti istituzionali. Del resto, lo stesso Zanda, nel testo presentato a Palazzo Madama, sostiene che “in tutti gli ordinamenti democratici di stampo liberale ai membri del Parlamento è riconosciuto uno status volto a garantire la dignità e l’indipendenza dovute a chi rappresenta il popolo sovrano”.

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M5S Pd

Insomma, gli stipendi d’oro dei politici secondo Zanda non rappresentano affatto un “odioso privilegio”. E quelle del M5S sul tema sarebbero solo “pulsioni” da “ignorare” in nome della Costituzione.

La risposta del M5S all’assist di Luigi Zanda

La proposta di Luigi Zanda è stata definita da un po’ tutti gli addetti ai lavori come un autogol del Pd, un assist insperato per il M5S e una mazzata sui piedi dei sogni di rilancio del partito di Zingaretti.

Ma, nonostante tutto, il ‘dinosauro’ Zanda sembra risoluto a voler proseguire dritto per la sua strada. Una manna dal cielo dunque per il M5S che ha colto immediatamente la palla al balzo per rigirare la frittata in suo favore.

“Perché, mentre il suo partito vuole dare più soldi ai partiti e ai politici, rigetta un confronto con Di Maio sul salario minimo orario, lei è d’accordo con la proposta del suo tesoriere?”, scrive su Facebook il capogruppo pentastellato al Senato Stefano Patuanelli rivolgendosi direttamente al povero Zingaretti.

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Il carico finale, poi, ci pensa a metterlo direttamente Luigi Di Maio. Nella proposta di Zanda si prevede un aumento di 2-5mila euro a testa per i parlamentari, soldi che “un lavoratore comune vede col binocolo”, scrive sempre su Fb il leader pentastellato. “Bella la sinistra falce e cashmere” che sul salario minimo tace, conclude ironicamente il suo affondo il vicepremier.

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