L’attore comico di origini ebraiche, Volodymyr Zelensky, è stato eletto presidente della repubblica ucraina, sconfiggendo al ballottaggio il presidente uscente Petro Poroshenko con una maggioranza schiacciante. Secondo i dati non ancora definitivi, infatti, oltre il 73% dell’elettorato avrebbe votato a favore del vincitore.

Prima della consultazione, Zelensky era conosciuto come protagonista della sit comedy TV “Servitore del popolo”, nella quale prendeva in giro la Politica nazionale.

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Facile per l’osservatore italiano paragonare il successo politico del nuovo presidente dell’Ucraina con Beppe Grillo, cofondatore del M5S, partito di maggioranza relativa nel nostro parlamento. Entrambi sono accomunati dalla loro micidiale satira anti establishment. Tuttavia, mentre Grillo non si è mai candidato in nessuna consultazione, Zelensky è diventato capo dello Stato.

Zelensky, comico in Ucraina e uomo d’affari in Italia

Sono milioni gli ucraini che, per sopravvivere, hanno lasciato il loro paese e sono emigrati.

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Anche Zelensky, nel recente passato, ha tentato la fortuna in Italia, ma con orizzonti economici ben più ampi della stragrande maggioranza dei suoi connazionali. Nel 2015, infatti, ha fondato una immobiliare a Cantù, grazie ai finanziamenti di una società cipriota di sua proprietà.

L’amministratore unico dell’immobiliare canturina era l’attuale coordinatore della sua campagna elettorale, Ivan Bakanov, proprietario di una villa di quindici vani a Forte dei Marmi.

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Politica

L’avventura italiana del neo presidente ucraino poteva costargli cara, in termini di consenso. In campagna elettorale, infatti, è emerso che né lui, né il suo braccio destro avevano dichiarato al fisco ucraino entrate e ville di proprietà. L’elettore medio, però, evidentemente non ne ha tenuto conto.

Con Bakanov, Zelensky ha in comune anche altri interessi economici e finanziari, quali la proprietà della Tv privata ucraina e della casa cinematografica che lo ha lanciato e quote di società maltesi e spagnole. Il tutto, riconducibile a società off shore con sede in paradisi fiscali dei Caraibi.

Il magnate Igor Kolomoisky sponsor della fortuna elettorale di Zelnsky

Dietro Zelensky, sembra che ci sia il magnate cipro-ucraino-israeliano Igor Kolomoisky, 3 miliardi di dollari di patrimonio. Questi sarebbe il finanziatore del battaglione paramilitare ultra-nazionalista Azov che ha combattuto i filo-russi nella recente crisi russo-ucraina. Ciò nonostante, i suoi rapporti d’affari con Putin sembrano abbastanza consistenti.

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Con questi sponsor, Zelensky si è presentato in campagna elettorale avversando le posizioni filo-europeiste di Poroshenko. Questi, nonostante la sconfitta, si propone ancora di proseguire la marcia di avvicinamento all’Europa, dai banchi dell’opposizione. Zelensky, invece, sembra di tutt’altro avviso. A spoglio non ancora concluso, ha parlato di voler immediatamente avviare il confronto con Mosca.

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I problemi dell’Ucraina saranno molto difficili da risolvere per l’ex comico

Il suo obiettivo sarebbe quello di arrivare alla cessazione dei combattimenti nel Donbass e riportare a casa quanto prima tutti i militari ucraini prigionieri dei separatisti filo-russi. In primis, i 24 marinai catturati in novembre nello Stretto di Kerch, al largo della Crimea.

Gli analisti internazionali già immaginano un primo ministro filorusso, Yuriy Boyko ed addirittura visite di Stato del neopresidente nella Crimea secessionista e ormai nell’orbita di Putin. Boyko ha già una pluriennale esperienza politica alle spalle. Ex ministro dell’ambiente, si è anche candidato, senza successo, alle presidenziali del 2014. Certamente, sarebbe utile per supportare l’ex comico nell’impari confronto con un volpone come Vladimir Putin.

Il secondo obiettivo, per il neo-presidente ucraino, sembra ancor più aleatorio. Eredita, infatti, una nazione dove i salari medi sono pari a 300 euro e le pensioni a 50. Inoltre, la guerra civile, tuttora non ufficialmente conclusa, ha lasciato più di 17 miliardi di dollari di debiti con i creditori internazionali. Il suo proposito di ricostruire un’economia che porti i cittadini a un livello di vita migliore appare impensabile, per un “debuttante assoluto”.

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