La parola ‘complotto’ Giancarlo Giorgetti non la pronuncia ma, come riportano diversi organi di stampa tra cui l’agenzia Ansa, adombra pesanti sospetti sulle inchieste giudiziarie e sulle polemiche politiche che coinvolgono la Lega ogni volta che il ‘suo’ partito sale nei consensi. Il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, considerato il braccio destro di Matteo Salvini, non ha gradito il fuoco di fila mediatico che vorrebbe dipingere il ‘capitano’ come un fascista emulo di Benito Mussolini. Indigeste al palato fine del leghista anche le inchieste giudiziarie che ciclicamente vengono aperte sulla Lega, come l’ultima su Armando Siri, il Sottosegretario alle Infrastrutture, indagato per corruzione, costretto a dimettersi dal premier Giuseppe Conte dopo l’esplosione del caso sui media.

Insomma, sospetti pesantissimi, quasi da aria di golpe.

Le dichiarazioni ‘bomba’ di Giancarlo Giorgetti

La bomba sul presunto complotto ordito ai danni della Lega da parte di non meglio precisate forze eversive, Giancarlo Giorgetti decide di sganciarla durante un incontro pubblico tenuto ieri, 10 maggio, nel paese di Bovisio Masciago, provincia di Monza, in Lombardia. Tra i diversi temi toccati dal potente Sottosegretario del governo gialloverde c’è quello degli attacchi politico-mediatico-giudiziari di cui starebbe facendo le spese il partito guidato da Matteo Salvini. “Quando la Lega sale nei consensi, perché è sempre avvenuto nella nostra storia, succede sempre qualcosa per cui bisogna interrompere quel percorso”, spara Giorgetti lanciando una accusa pesantissima, anche se molto generica.

Dito puntato contro ‘inchieste giudiziarie e polemiche sul fascismo’

Subito dopo, però, il vicesegretario generale della Lega Nord prova ad aggiustare il tiro. “Non mi riferisco solo alle inchieste giudiziarie, ma anche alle polemiche su fascismo e antifascismo”, aggiunge infatti sibillino, lasciando intendere che esista un filo invisibile che lega le inchieste sulla ‘Bossi family’ e sui diamanti di Belsito a quella, ben più recente, che ha coinvolto Armando Siri.

Il caso Siri, a quanto pare, sarebbe già costato qualche punto percentuale nei sondaggi alla compagine salviniana. Coincidenza che fa saltare la mosca al naso di Giancarlo Giorgetti, unitamente al sospetto che l’enorme polverone mediatico sollevato negli ultimi tempi dalla quasi totalità dei mass media sul presunto ritorno al fascismo paventato da Matteo Salvini, faccia parte dello stesso piano diabolico architettato per far fare al suo capo la fine dell’altro Matteo, Renzi.

Ovviamente Giorgetti non cita né nomi, né tantomeno cognomi dei presunti ‘grandi vecchi’ che si celerebbero dietro l’offensiva mediatico-giudiziara anti leghista. Ma ormai il sasso nello stagno dei sospetti è stato lanciato.

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