Tutti conoscono la figura di Vittorio sgarbi come preparatissimo critico d’arte, oppure come volto sempre presente in tv quando si tratta di dare vita a gazzarre politiche su qualsiasi tema dell’attualità. In pochi ricordano, però, che il professor Sgarbi è nativo di Ferrara, città dell’Emilia Romagna passata da pochi giorni ad una amministrazione leghista, dopo essere sempre stata ‘rossa’ dal dopoguerra ad oggi. Quella che nel Rinascimento fu la patria della famiglia Este, non ha più dunque un Sindaco di sinistra, ma si ritrova ad essere governata da Alan Fabbri, fedelissimo del leader della Lega Matteo Salvini.

A contribuire alla affermazione del leghista Fabbri, però, almeno secondo quanto afferma lui stesso, è stato in modo decisivo proprio Vittorio Sgarbi, il quale rivendica l’accordo stretto con gli uomini del Carroccio, soprattutto sulla difesa dei beni culturali della città, come decisivo per la sconfitta dei comunisti, anzi dei “cattocomunisti”, visto che il primo cittadino uscente Tagliani è il prodotto di quella commistione tra democristiani e comunisti che tanto male ha fatto all’Italia secondo il ferrarese Sgarbi.

Vittorio Sgarbi: ‘Non voglio vantarmi dicendo che la Lega ha vinto grazie a me’

“Non voglio vantarmi dicendo che la Lega ha vinto grazie a me”. Comincia così l’intervista rilasciata da Vittorio Sgarbi al giornalista Paolo Bracalini de Il Giornale.

Ma, invece, è proprio quello che fa, visto che, subito dopo, si dice sicuro che il trionfo della Lega nella sua Ferrara sia avvenuto grazie al supporto da lui fornito al candidato del Carroccio Alan Fabbri. Sgarbi rivendica con orgoglio di essere stato lui a cominciare a “sgretolare” l’amministrazione di centrosinistra della città attraverso la sua battaglia contro lo “sciagurato” progetto di ampliamento di Palazzo dei Diamanti che lo stesso critico d’arte definisce “il più importante edificio rinascimentale italiano.

Insomma, la Lega a Ferrara non avrebbe vinto per merito del partito ma di Italia Nostra, l’associazione che si occupa della salvaguardia dei beni culturali italiani, alla quale aderisce anche Sgarbi. Con la raccolta firme contro il Sindaco Tagliani, precisa il professore, “ho creato io terra bruciata intorno all’amministrazione di sinistra”.

‘Ferrara non è leghista, è sgarbista’

A Ferrara, dunque, non sarebbe bastata solo la classica battaglia della Lega sulla sicurezza e contro gli spacciatori africani che invadono la stazione ferroviaria. Bisognava vincere anche sulla cultura e, in questo senso, l’apporto di Vittorio Sgarbi si sarebbe rivelato decisivo. Il critico d’arte è talmente euforico che si chiede come mai non esista ancora un partito della cultura in Italia. Un vero e proprio rinascimento culturale, oltre che politico, quello di Ferrara che “non è leghista, è sgarbista”. Mentre lui, Vittorio Sgarbi, si definisce modestamente “una gloria ferrarese”. Insomma, una “rivoluzione” che ha spazzato via non solo il Pd-Pci, ma anche la “vecchia Dc”, visto che il Sindaco uscente era un “erede dell’alleanza cattocomunista.

Quindi, conclude, “non abbiamo battuto soltanto i comunisti, ma anche i cattocomunisti”.

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