Il rilascio era apparso sin da subito scontato: Carola Rackete è tornata in libertà. Il gip non ha convalidato l'arresto ed è stata bocciata anche la richiesta dei pm di divieto di dimora in provincia di Agrigento. Secondo il Giudice la scelta della capitana di attraccare a Lampedusa è stata obbligatoria e non strumentale: i porti della Tunisia e della Libia non sono ritenuti sicuri. La capitana può, dunque, tornare al timone anche se la Sea Watch 3 si trova al momento ancora sotto sequestro.

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Immediata la risposta di Salvini: "Per la magistratura ignorare i decreti legislativi, forzare il blocco navale ed entrare in un porto con a bordo 40 migranti speronando, durante l'attracco, una motovedetta della Guardia di Finanza, non è da galera. Nessun problema; per la Rackete è pronto un provvedimento che la riporterà nel suo Paese perché ritenuta pericolosa per la sicurezza nazionale". Intanto il Prefetto di Agrigento ha fatto sapere che è pronto il provvedimento di espulsione, ma deve ancora essere convalidato dall'autorità giudiziaria.

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L'udienza di convalida d'arresto

Ieri l'udienza di convalida d'arresto davanti al gip è durata poco meno di 3 ore. I pm avevano chiesto la convalida d'arresto per la violazione dell'articolo 1100 del codice della navigazione, per atti di resistenza con violenza nei confronti di una nave da guerra, per resistenza a pubblico ufficiale e come misura cautelare il divieto di dimora in provincia di Agrigento.

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Politica Matteo Salvini

Secondo l'accusa, la manovra che ha provocato lo schiacciamento della motovedetta è stata fatta con coscienza e volontà dopo aver ricevuto più volte l'Alt dalla Guardia di Finanza. La Sea Watch non aveva necessità di forzare il blocco e quindi l'impatto con la motovedetta è stato voluto, ha affermato ieri il pm Patronaggio. Curiosa, invece, la posizione della Sea Watch 3 che ha giudicato "ostruttiva" la manovra delle Fiamme Gialle.

La capitana, a detta della Ong, dopo l'Alt dei militari italiani pensava che la motovedetta della Finanza di spostasse. Carola Rackete ha continuato a ribadire di aver agito perché i migranti a bordo della nave minacciavano atti di autolesionismo pur di arrivare a terra.

Il gip non ha accolto l'istanza della Procura ed ora, il 9 luglio, la Rackete sarà sentita anche nell'altro procedimento dove è indagata per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

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La Ong continuerà comunque con i salvataggi in mare

Intanto la Sea Watch ha dichiarato di non voler interrompere i salvataggi in mare. "Serve una soluzione Politica in modo da evitare che casi del genere possano ripetersi", ha dichiarato la Ong durante una conferenza stampa. E ancora "Siamo molto delusi dall'Europa e dalla Germania", ha detto il portavoce Ruben Neugebauren. "Il governo tedesco dovrebbe iniziare ad agire da solo, senza aspettare le decisioni degli altri".

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Intanto l'Ong ha dichiarato di aver raccolto oltre un milione di euro per poter pagare le spese legali della Rackete.

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