Una lunga lettera di riflessione è stata scritta questa mattina da Matteo Renzi al quotidiano La Repubblica, una specie di mea culpa da parte dell'ex leader del Pd, un testo critico che non esime dalle responsabilità anche i membri suo stesso partito, che vengono definiti dal senatore fiorentino come "Allarmisti sul fenomeno dei migranti, pavidi sullo Ius soli".

Renzi e l'immigrazione

"Abbiamo errato a considerare una minaccia alla nostra democrazia lo sbarco di qualche migrante in un Paese di 60 milioni di abitanti, ma non solo", afferma Renzi, che quindi considera un errore, dettato dalla mancanza di coraggio per la paura di perdere consensi, il non aver messo la fiducia sullo Ius soli nella passata Legislatura.

Secondo l'ex premier il successo di Salvini inizia proprio qui, dalle colpe del Partito Democratico: esasperare il tema degli sbarchi e rinunciare alla battaglia per la cittadinanza del Paese. Non rinnega però la Politica del governo sui migranti e rivendica le vite salvate nel Mediterraneo. "Lasciare in mare delle persone per calcolo elettorale fa schifo". Un attacco al Ministro dell'Interno cui segue un affondo: "Non è credibile Salvini quando parla di Carola Rackete come di una delinquente e poi invoca per sé l'immunità del Parlamento sul caso Diciotti".

Matteo Renzi, con la lettera inviata al quotidiano Repubblica ha voluto esprimersi, ancora una volta, sul tema dell'immigrazione. Secondo l'ex leader del Pd si può parlare dell'argomento senza utilizzare i toni del Ministro dell'Interno Matteo Salvini. "L'Italia non ha nemmeno oggi l'emergenza migranti, ma ha altre tre emergenze gravissime: la diminuzione delle nascite, la legalità e l'educazione".

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Politica Matteo Salvini

"La denatalità", continua Renzi, "è l'emergenza più preoccupante perché senza nascite il Paese non avrà futuro ed è proprio questo fenomeno che determina la fine di una civiltà, non i rifugiati che sbarcano nel Mediterraneo".

Ma Matteo Renzi si esprime anche sulla questione "Carola Rackete": "Se la capitana della Sea Watch ha infranto la legge, va processata. Questo vale per tutti. La legge deve essere uguale per tutti".

A Renzi risponde Calenda

Le parole di Renzi hanno provocato l'ennesima polemica all'interno del suo partito: Carlo Calenda evidenzia che alcune riflessioni sono condivisibili ma non l'attacco a Marco Minniti, ex responsabile del Viminale e a Paolo Gentiloni, Presidente del Consiglio quando i democratici ammainarono la bandiera dello Ius soli. Di più, Calenda ricorda che tutti i provvedimenti furono votati dal Pd, all'epoca guidato proprio da Matteo Renzi come segretario nazionale.

Ed aggiunge ancora Carlo Calenda su Twitter: "Fino al 2016 i migranti arrivavano in Italia e venivano smistati nei vari Paesi dell'Europa. In seguito alla chiusura di Shengen le cose sono cambiate. Quasi duecentomila migranti non sono poche persone". I problemi sarebbero infatti iniziati in seguito, quando al governo si trovava già Gentiloni.

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