Il filosofo Fusaro può senza dubbio essere considerato uno dei maggiori estimatori del governo formato da Lega e Movimento Cinque Stelle. Pur non nascondendo la presenza di errori nelle politiche messe in atto dall'esecutivo gialloverde, aveva sempre benedetto il mix tra il sovranismo leghista e la filosofia socialisteggiante (sua definizione) della linea grillina. Non a caso ha salutato quasi con rammarico la fine del sodalizio.

Nel suo ultimo post, però, ha messo in rilievo come, a suo avviso, dietro la rottura tra le due ex forze di maggioranza potrebbe esserci un ordine che arriva dall'alto. Nel suo post chiama in causa l'Unione Europea e gli Stati Uniti.

Fusaro pensa a fattori esterni per la crisi di governo

"La mia tesi - esordisce Fusaro - è che l'ordine di staccare la spina al governo gialloverde sia arrivato dall'alto".

Un punto di vista, il suo, destinato a far discutere, ma che viene motivato sulla base di diverse notazioni.

Il filosofo tira, ad esempio, in ballo quello che lui definisce un "penoso dialogo" tra il dimissionario presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la cancelliera tedesca Angela Merkel, in cui il premier italiano avrebbe chiesto lumi sul da farsi. A ciò aggiunge la preferenza etichettata come "penosa" offerta dal Movimento Cinque Stelle nei confronti di Ursula Von Der Leyen con il voto espresso a suo favore alla presidenza della Commissione Europea.

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Matteo Salvini M5S

Non a caso quest'ultima viene catalogata da Fusaro come "vestale del liberismo". L'altra indicazione che avrebbe determinato la caduta dell'esecutivo gialloverde sarebbe arrivata, secondo il filosofo, direttamente dagli Stati Uniti d'America. A suo avviso l'Italia sarebbe diventato un "laboratorio populista, aperto al sociale e disposto a guardare oltre rispetto a Washington" che mal sarebbe stato digerito oltre Oceano. Il riferimento fatto da Fusaro va ai rapporti di vario genere che hanno riguardato l'Italia durante il governo Conte con Russia, Cina e Venezuela.

I protagonisti gialloverdi nel mirino di Fusaro

Ci sarebbe poi, secondo Fusaro, un aspetto che sarebbe decisivo nella costruzione del suo sospetto. Parla della relazione in fatto di tempi che esisterebbe tra il viaggio in America di Matteo Salvini e quello che lui definisce "psicodramma collettivo culminato nell'implosione gialloverde". Fusaro ritiene che, alla fine, un po' tutti i protagonisti abbiano fatto di tutto affinché l'esperienza che li aveva accomunati finisse.

"Hanno - scrive il filosofo - con ciò rivelato che era esplosiva e incontrollabile per i padroni del vapore. E hanno insieme rivelato di non essere loro del tutto incontrollabili".

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