Nella puntata di "Otto e mezzo" su La7 di questo martedì 17 settembre è stato ospite Pierluigi Bersani, deputato di Articolo Uno nel gruppo di Liberi e Uguali, il quale si è soffermato sulla recente uscita di Renzi dal Pd, ma anche sul futuro del centrosinistra e sul rapporto fra esso e il Movimento 5 Stelle.

Bersani sul nuovo partito di Renzi e sulla nuova fase

Pierluigi Bersani è stato ovviamente interpellato sull'uscita di Matteo Renzi dal PD ed ha risposto: "Non è inaspettata questa notizia.

Io voglio precisare che noi nel 2017 non ce ne siamo andati perché ci stava antipatico Renzi, ma ponemmo un problema politico grosso come una casa: ovvero vedere nel renzismo come un qualcosa che tagliava le radici dei rapporti sociali e civili con il nostro popolo, e anzi apriva fra i ceti popolari il varco alla destra. Questo è avvenuto, purtroppo.Con buona pace di Renzi, questo non si affronta con le porte girevoli nel PD, ma con qualcosa che risponda al problema che ci è arrivato addosso (...) Credo che lui ora porterà avanti, con altri mezzi, quella che è sempre stata la sua vocazione anche nel PD, ovvero un partito carismatico, personale, di centro e che si preoccupa di dire che non c'entra nulla con le basi culturali, politiche e sentimentali delle sinistre italiane.

Questa non è modernità, ma solo una insostenibile leggerezza".

A Bersani è stato poi chiesto se lui intende rientrare dentro il PD e tal proposito ha affermato: "Noi siamo dopo a una fase che ci ha consegnato un problema enorme. Se noi rimaniamo tutti coi vecchi attrezzi, noi non riusciamo ad affrontarlo. Per quel poco che conto, io proverò assieme ad altri a convincere che ora ci vuole una fase creativa, ci vuole un appello delle sinistre. Zingaretti, per esempio, ha detto che serve una costituente delle idee, io spero che non sia solo delle idee, ma se si parte da lì mi piacerebbe".

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Politica Pd

'L'operazione di Renzi non credo voglia far cadere il Governo, tutti cercano il centro ma nessuno sa dov'è'

Poi l'esponente di Articolo Uno-LeU ha affermato: "L'operazione di Renzi non è di aiuto al Governo, ma non credo che nel breve periodo sia nell'interesse di nessuno, credo neanche di Renzi, di far cadere questo Governo. Io non temo all'instabilità. Anche se forse il Governo verrà tenuto un po' alla frusta su alcune scelte.

Inoltre, non capisco l'idea di voler inseguire il centro. Non si capisce invece che un pezzo di società ha perso il radar con le istituzioni e con la Politica. C'è una destra che ha gioco facile nell'utilizzare le paure dei poveri e degli impoveriti.Quindi l'idea di cercare il centro mi fa venire in mente l'Araba Fenice: nessuno sa dov'è questo centro, ma tutti lo cercano. Invece qui si deve riorganizzare una sinistra e un centrosinistra nuovo, che non sia novecentesco".

Bersani ha poi proseguito: "Si può dir tutto del premier Conte, ma non che non sia saldamente costituzionale e rispettoso del Parlamento. E' aperto a una discussione con le forze sociali. Nei momenti di sbandamento avere qualcuno che tiene la barra sull'essenziale non è male. Ho sentito anche cose di sinistra. Ad esempio fra poche settimane qualcuno ci dirà che nel Jobs Act non sta in piedi la norma sui licenziamenti collettivi (...) Occorre riunificare il mondo del lavoro che si sta sfilacciando".

Bersani sul rapporto col M5S: 'Andava fatta anche se Renzi era contro, serve ragionamento anche per le regionali'

Poi ha aggiunto: "A Renzi bisogna riconoscere una capacità comunicativa, perché in due settimane è passato da dire 'Mai e poi mai col M5S' a proporci un governo insieme, e ora risulta non come quello che ha cambiato idea, ma come il grande demiurgo e il deus ex machina. Eppure io sono stra-convinto che questa operazione col M5S andava fatta lo stesso e il PD l'avrebbe fatta comunque, anche con Renzi contro. Non ci credo che Zingaretti messo alle strette, dopo la caduta di un governo come quello giallo-verde, si sarebbe impuntato per andare al voto (...) Io mi fido del Premier Conte, riguardo ai 5 Stelle anche se a lungo sono stati in cerca di autore, io ho sempre detto che serviva un confronto con loro: c'è contiguità fra le nostre basi elettorali e un muro da sgretolare (...) In Emilia Romagna e altre regioni sarebbe il caso di fare un ragionamento con il M5S. Se andassero male quelle elezioni si aprirebbe un bel problema e un contraccolpo serio. Ma questo Governo deve pedalare e guardare a chi è rimasto scontento sia del centrosinistra sia del M5S.".

Poi Bersani ha concluso: "Io non mi sono mai sentito uno scissionista. Io sono sempre stato fermo lì, si sono mosso gli altri. E anche Renzi probabilmente è sempre stato lì nelle cose che pensa di lui, ovvero in un partito personale, di centro e che taglia le radici con la sinistra. Diciamo pure che io e lui, che ci siamo contrapposti, abbiamo una singolare coerenza".

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