Non è un mistero che l'accordo tra Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico non abbia fatto fare i salti di gioia a molti dei grillini della prima ora. Il partito oggi capeggiato da Di Maio nasceva con il proposito di non stringere alleanze con esponenti e partiti della vecchia politica. Il fatto che, nell'ultimo periodo, le cose siano cambiate, prima con la Lega e con il Pd, non ha certo fatto fare i salti di gioia a una delle anime più radicali: quella di Alessandro Di Battista. Con un post apparso sulla sua pagina Facebook aveva messo in guardia i suoi ex colleghi da ciò che poteva accadere dopo l'intesa con il Pd e la successiva uscita di Renzi dai dem.

Marco Travaglio, nell'editoriale apparso su Il Fatto Quotidiano, è tornato sulle opinioni espresse dal grillino, bacchettandolo sul fatto che chi, come lui, sta fuori dal giro non dovrebbe pensare solo a dire cosa non fare, ma anche eventualmente a proporre qualcosa.

Travaglio ha comunque parole di stima per Di Battista

Quella di Travaglio non è una critica totale nei confronti di uno dei leader storici del Movimento Cinque Stelle.

Non a caso lo definisce "politico anomalo", esprimendo a chiare lettere come questa definizione rappresenti la notazione di un pregio. "Chi lo conosce davvero - scrive il giornalista - sa che crede in ciò che dice e ciò che dice non dipende dalla sete di poltrone". Travaglio si lancia in una lunga digressione in cui evidenzia un pensiero già manifestato in alcune circostanze secondo cui, per il Movimento Cinque Stelle, l'intesa governativa con il Pd era il destino meno peggiore che potesse capitare in questo momento.

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M5S Pd

Il rischio di governo Salvini-Meloni-Berlusconi

Di Battista, nel post apparso sulla sua pagina Facebook, aveva definito il "Pd più ipocrita d'Europa", sottolineato come presto sarebbero arrivati i ricatti di Renzi a minacciare la tenuta del Governo e invitato i suoi ex colleghi a non fidarsi troppo di quello che avverrà. Pensieri che generano le bacchettate metaforiche di Travaglio. Il direttore del Fatto Quotidiano ricorda infatti come, pur avendo detto di "essere stato sempre contrario al Pd", il M5S, anche con la presenza di Di Battista nel direttivo, aveva già proposto un accordo ai dem quando al timone c'era Renzi.

"Perché non lo disse?", chiede Travaglio, che non manca di sottolineare con disprezzo che "tutti sanno cosa sia il Pd e lo ha dimostrato con il voto salva-Sozzani". Tuttavia ciò che è accaduto per i pentastellati con l'intesa con i dem sarebbe, secondo il giornalista, il "male minore", mantenendo comunque Conte come Presidente del Consiglio e ministri cinquestelle in posizioni chiave come Esteri, Giustizia, Lavoro, Ambiente, Mise, Innovazione, Istruzione e Sport.

"Chi sta fuori - evidenzia Travaglio in riferimento a Di Battista - dovrebbe dire non solo cosa non farebbe, ma anche cosa farebbe se fosse al posto i chi sta dentro". E il giornalista conclude palesando l'eventualità che Di Battista, a furia di sognare un governo di soli cinquestelle, possa un giorno svegliarsi con uno composto da Salvini, Meloni e Berlusconi.

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