Nell'ultimo incontro tra gli ambasciatori europei, l'Italia aveva fatto fronte comune con la Francia, chiedendo l'approvazione di sanzioni economiche nei confronti della Turchia, in opposizione ad un altro fronte che invece aveva manifestato la necessità di arrivare ad uno stop immediato alla vendita di armi al governo di Ankara, al quale in un primo momento avevano aderito soltanto i paesi scandinavi e l'Olanda.

In realtà, nel giro di poche ore qualcosa dev'essere cambiato, poiché l'Italia sembra aver rivisto la sua posizione iniziale, come si evince anche da alcune dichiarazioni rilasciate di recente dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

In una situazione di evidente malumore internazionale, dinanzi ad un rinnovato tentativo di sterminio del popolo curdo da parte di Erdogan, il responsabile della Farnesina probabilmente ha compreso di essere in minoranza dopo la decisione di altri Paesi europei di allinearsi al blocco dell'export di materiale bellico verso la Turchia, tra i quali oggi si contano: Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia e Norvegia.

Dopo la campagna d'informazione avviata dal RID (Rete Italiana per il Disarmo) anche il segretario del PD, Nicola Zingaretti, ha chiesto al governo di assumere un atteggiamento più rigoroso nei confronti di Ankara, contribuendo probabilmente al ripensamento di Di Maio, poiché il Partito Democratico è attualmente parte della maggioranza di governo insieme al Movimento 5 Stelle.

Il cambio di rotta annunciato all'evento del M5S a Napoli

Ieri sera, durante la festa tenutasi all'Arena Flegrea di Napoli in occasione del decennale del Movimento 5 Stelle, alcuni manifestanti hanno esposto uno striscione che chiedeva di porre fine alla vendita di materiale bellico italiano alla Turchia.

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Politica

D'altronde, i pentastellati da diverso tempo sostengono posizioni favorevoli al disarmo, dunque non potevano continuare a mantenere un atteggiamento poco deciso nei confronti di Erdogan. Per questo motivo, Luigi Di Maio ha annunciato la nuova e netta presa di posizione del governo italiano.

L'ex vicepremier dal palco napoletano ha replicato immediatamente ai manifestanti: "Basta armi alla Turchia, lo diciamo a tutta l'Europa.

Lunedì come ministro degli Esteri ho il primo Consiglio dei ministri degli Affari esteri e chiederemo che tutta l'Unione europea blocchi la vendita delle armi alla Turchia".

In realtà, si tratta di una dichiarazione rilasciata in leggero ritardo, poiché già sono diversi i Paesi europei che sono intervenuti in tal senso, senza attendere di avanzare richieste all'Europa. Tuttavia è comprensibile che Luigi Di Maio cominci ad avvertire una nuova e insolita pressione sulle sue spalle, essendo chiamato a rappresentare in questa nuova veste l'Italia di fronte agli altri Stati, ma è pur vero che sta dimostrando nei fatti una certa ingenuità e impreparazione nel ricoprire un ruolo così decisivo e rappresentativo.

L'Italia avrebbe venduto armi ai turchi per circa un miliardo di euro

Il nostro settore industriale di fabbricazione di armi da guerra è tra i migliori al mondo. Infatti è risaputo che l'Italia vende materiale bellico ad altri Paesi, tra i quali il terzo - tenendo conto dei ricavi - è proprio la Turchia.

Solo negli ultimi quattro anni, il nostro Paese avrebbe intascato circa un miliardo di euro da queste operazioni commerciali, vendendo munizioni, armi, bombe e missili, nonché accessori e software militari.

Anche se è comprensibile che sia difficile rinunciare ad una voce di bilancio così positiva, tuttavia è necessario intervenire a fronte delle prime notizie (più o meno confermate) che giungono dalla Mezzaluna Rossa curda, dove già si registrerebbero circa 60 morti tra i civili, senza sottovalutare il rischio di una nuova avanzata dell'Isis in Siria.

Nel nord-est del Paese siriano sorge un carcere nel quale sono detenuti i terroristi islamici, e proprio qui si sarebbe verificata un'esplosione che potrebbe averlo danneggiato, causando l'evasione dei prigionieri.

Purtroppo al momento non ci sono notizie certe su questa vicenda, ma ovviamente salgono i timori che possa essersi realmente verificata.

Intanto la tensione è salita ulteriormente alle stelle dopo una notizia diffusa dal Site (sito di monitoraggio del jihadismo) secondo il quale l'Isis avrebbe già rivendicato un attentato compiuto con un'autobomba nella città di Qamishli.

Prima che le cose diventino irreparabili, dunque, si attende una presa di posizione ferma e decisa da parte del governo italiano e dall'Europa, affinché si possa mettere fine una volta per tutte a questa polveriera infinita dalle conseguenze devastanti.

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