Il tema della cittadinanza ai migranti resta sempre uno dei più caldi della Politica italiana. Se l’ipotesi di approvare una legge sullo ius soli (cittadinanza automatica per tutti gli immigrati nati nel nostro Paese) sembra essere stata accantonata persino dai suoi stessi promotori (Pd e sinistra), quella dello ius culturae (cittadinanza ottenuta a conclusione di un ciclo di studi dai figli dei migranti regolari) resta ancora sul tavolo del governo Conte Due.

Presto, infatti, le aule parlamentari dovranno discutere il disegno di legge, a prima firma Laura Boldrini, con cui si vorrebbe aprire allo ius culturae. A questo proposito, la parlamentare da poco entrata nel Pd, si è confrontata con il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. Teatro dell’inevitabile battibecco tra i due è stato lo studio di DiMartedì, il talk show di la7 condotto da Giovanni Floris.

Sallusti e Boldrini ospiti di DiMartedì discutono di ius culturae

“Ci spiega cos’è lo ius culturae, diritto che nasce dalla cultura?”, domanda il conduttore di DiMartedì, Giovanni Floris, a Laura Boldrini nel corso della puntata andata in onda il 1° ottobre. “Un bambino nato in Italia, o arrivato nel nostro Paese prima dei 12 anni - spiega l’ex Presidente della Camera - che va a scuola con i nostri figli e le nostre figlie, può diventare italiano.

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Quindi, se fa un corso di studio di cinque anni può diventare cittadino italiano”. Una posizione che, almeno inizialmente, sembra trovare d’accordo Alessandro Sallusti. “A me piace molto l’idea che i bambini che nascono e crescono qui diventino degli italiani - chiosa il direttore de Il Giornale - per quanto riguarda la cittadinanza, oggi devono aspettare i 18 anni. Io immagino che si può anche ragionare sull’anticipare questa scadenza.

Però - ecco i paletti invalicabili - bisogna ragionare a bocce ferme e in un contesto di sicurezza con la situazione sotto controllo, cosa che non mi sembra che sia. Quindi - propone Sallusti - prima riportiamo la situazione dell’immigrazione sotto controllo e poi affrontiamo il problema. Nel frattempo questi bambini non perdono nessuna tutela e hanno tutte le garanzie che hanno i nostri figli”.

Lo scontro tra Alessandro Sallusti e Laura Boldrini

Quando si parla di migranti e di ius culturae è però inevitabile che i toni si alzino inevitabilmente.

“Io starei attento a dire ‘più sicurezza’ - così Sallusti rimbrotta la parlamentare Pd - perché questi bambini non sono una minaccia per nessuno. È il contesto nel quale vivono e crescono - spiega il giornalista - che può diventare una minaccia per noi. E quindi dobbiamo accertarci che questo contesto sia sotto controllo. Alcuni anni fa il quartiere ghetto di Molenbeek alle porte di Bruxelles era diventato un focolaio di terroristi e di odio nei confronti della gente che li ospitava.

Dovrebbe essere una lezione di cui dovremmo tener conto”. Ma Laura Boldrini non si dà certo per vinta. “Infatti proprio per questo non bisogna creare ghetti - risponde piccata - ma per non creare ghetti tu devi far sentire qualcuno pienamente parte della società, non messo da parte e in un angolo perché considerato uno dei tanti. Cioè, come si fa a non capire che un ragazzino, se si sente come tutti gli altri, sarà più italiano e si comporterà come un vero patriota? Non dobbiamo impedirgli questa possibilità”. Insomma, posizioni ovviamente inconciliabili tra i due ospiti di DiMartedì.

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