La stabilità dell'attuale maggioranza parlamentare rappresenta uno dei maggiori punti interrogativi politici per l'anno 2020. L'esecutivo sostenuto, in origine, da Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle rischia di diventare l'assemblaggio di tanti piccoli partiti. Lo sa bene Giuseppe Conte che, secondo un retroscena svelato da La Stampa, si sarebbe lasciato andare ad una battuta in cui prefigura la possibilità che si possa assistere ad un ricorso storico della democrazia italiana. Era, infatti, già accaduto che una maggioranza finisse per spacchettarsi in tanti piccoli gruppi parlamentari e risale ai tempi in cui il Presidente del Consiglio era Romano Prodi.

Renzi volle governo Conte, poi lasciò il Pd

Il primo a effettuare un'opera di scissione all'interno dell'attuale maggioranza fu Matteo Renzi. L'ex Presidente del Consiglio, subito dopo la formazione del nuovo esecutivo, lasciò il Pd e diede vita alla sua creatura Italia Viva. È noto come, con questo passaggio, non abbia tolto il suo sostegno al governo, ma è innegabile che un soggetto politico aggiuntivo rischia di creare instabilità. Ed è in sostanza ciò che avvenne in epoche precedenti in cui la presenza d tanti piccoli gruppi parlamentari all'interno di una maggioranza era destinata a creare costante fibrillazione, considerata la necessità di mettere d'accordo troppe realtà.

La Stampa rivela retroscena di battuta su Conte

Nei giorni successivi alle dimissioni del Ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti è seguita la creazione di un nuovo soggetto parlamentare e politico denominato Eco. Considerato il clima presente all'interno del Movimento Cinque Stelle, non è detto che presto non possano verificarsi eventuali nuove uscite. Indipendentemente dal fatto che questo possa dare vita a creature destinate a sostenere comunque l'attuale esecutivo ed il Presidente del Consiglio, basta conoscere un po' di storia politica per evidenziare come questo, alla lunga, possa non giocare a favore del presidente.

Il rischio è che ogni nuova realtà potrebbe bussare alla porta di Palazzo Chigi e chiedere considerazione. Accontentare tutti potrebbe non essere facile. Al momento, però, su questo fronte non trapela nulla di ufficiale da parte del primo ministro, se non una battuta svelata come retroscena dal quotidiano torinese La Stampa. Mettendo in atto un paragone con la frammentatissima coalizione a sostegno di Romano Prodi di qualche anno fa, avrebbe provato a farsi dire quanti partiti la componevano: "Quanti?

Dieci? Se continua così rischio di raggiungerlo e superarlo".

Al di là, però, dello scherzo sarebbe arrivata anche una considerazione più seria: "Ulteriori scissioni nel M5S produrrebbero ulteriori partiti. Ogni partito chiede un posto e vuole essere considerato e accontentato. Non riesco a immaginare come fare la prossima legge di Bilancio in queste condizioni".

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