Matteo Salvini avrebbe a suo carico una condanna per razzismo per alcuni cori offensivi contro i napoletani, intonati a Pontida nel 2009. A riportare per primo la notizia, rimasta finora sconosciuta, è stato il quotidiano torinese Cronaca Qui, subito ripreso dal Fatto Quotidiano di Marco Travaglio.

L’attuale leader della Lega, in pratica, durante la festa del Carroccio nella nota cittadina in provincia di Bergamo, preso dall’euforia per una birra bevuta insieme ai Giovani padani, diede dei “colerosi” ai napoletani, cantando un noto motivetto da stadio.

Il video che immortala quei fatti è conosciutissimo sui social. Quello che, finora, non si sapeva, è che due cittadini di Napoli, non soddisfatti dalle sue scuse, avrebbero sporto querela contro di lui. Processo poi concluso con un decreto penale di condanna per diffamazione e violazione della legge Mancino, passibile di una semplice pena pecuniaria. Ma una condanna che fa comunque precedente, come emerso proprio in questi giorni dagli atti del processo per vilipendio alla magistratura in corso a Torino contro il capitano leghista.

Matteo Salvini sarebbe stato condannato per violazione della legge Mancino

Come appena accennato, nel casellario giudiziario di Matteo Salvini risulta una condanna per diffamazione e violazione della legge Mancino. È stato il quotidiano torinese Cronaca qui ad andare a spulciare tra gli atti del processo per vilipendio alla magistratura in corso nel capoluogo sabaudo in questi giorni contro il leader della Lega.

Salvini sarebbe stato “condannato per razzismo”, titola il giornale, subito citato dal Fatto di Marco Travaglio che scrive di “una condanna per razzismo: 5.700 euro per i cori contro i napoletani a Pontida”. Questa circostanza non sarebbe emersa prima pubblicamente a causa della natura della condanna: un “decreto penale” emesso dal giudice su richiesta dello stesso pm che stabilì solo una semplice pena pecuniaria.

L’allora parlamentare europeo a Pontida nel 2009: ‘Senti che puzza scappano anche i cani’

I fatti in questione risalgono al 13 giugno del 2009, quando un giovane Matteo Salvini, allora parlamentare europeo del Carroccio, durante la festa della Lega a Pontida fu immortalato in un video mentre cantava a squarciagola il ritornello noto in tutte le curve degli stadi: “Senti che puzza scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani.

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Dopo meno di un mese, ricorda il Fatto, il video della serata finì online, diventando subito virale e costringendo Salvini a delle scuse, se pur parziali. Mezza ammissione di colpa che non sarebbe bastata a due ‘bersagli’ della canzone, i due cittadini di Napoli che hanno deciso di sporgere querela alla procura di Bergamo che lo iscrisse nel registro degli indagati.

Procedimento poi concluso con la condanna, penale, alla pena pecuniaria di cui sopra.

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