Otto anni sono passati da quando è iniziata la lunga vicenda dei due marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Nel 2012 sono stati accusati dell'uccisione di due pescatori indiani al largo della costa del Kerala, in India. Da allora è andata avanti una lunga battaglia Politica, giuridica e diplomatica tra il governo italiano e quello indiano che ancora non si è conclusa. In un post pubblicato recentemente su Facebook la moglie di Latorre si sfoga e, in attesa di conoscere la sentenza del Tribunale arbitrale dell'Aja, parla di 8 anni di "ingiustizie" e di "privazioni di libertà".

Lo sfogo della moglie di Latorre

Manca ancora molto alla conclusione della vicenda dei due marò italiani. Paola Moschetti, moglie di Massimiliano Latorre, ha pubblicato un post sul suo account Facebook parlando di questi lunghi otto anni trascorsi dopo la morte dei due pescatori indiani. In questi otto anni, scrive Moschetti, potrebbe essere successo di tutto: "Se fosse stato un bambino oggi sarebbe in terza elementare, se fosse stato un matrimonio oggi festeggerebbe le nozze di bronzo."

E poi: "Se fosse stato un governo avrebbe cambiato 5 Ministri degli Esteri e 4 della Difesa". Non sa come descrivere in modo adeguato quelli che definisce "8 anni di ingiustizie e privazioni di libertà". E ancora oggi, visto che il caso Marò non è ancora chiuso, bisognerà attendere l'importante sentenza del tribunale dell'Aja che dovrà decidere se i due Marò dovranno essere processati in Italia o in India, Moschetti sottolinea che ancora oggi si resta in attesa "con grande dignità, correttezza ed abnegazione", senza perdere la speranza "per un domani migliore".

Caso marò: l'inizio della vicenda

Il caso marò ebbe inizio nel 2012. I due militari italiani erano impegnati in una missione di protezione del mercantile italiano Enrica Lexie, in acque pericolose per la pirateria come quelle del Kerala. Il 19 febbraio 2012 i due fucilieri della Marina Militare vennero consegnati alla giustizia indiana: l'accusa è quella di aver ucciso due pescatori di nazionalità indiana che erano a bordo di un peschereccio e che sarebbero stati scambiati per due pirati.

Il tribunale di Kollam dispose il trasferimento di Latorre e Girone nel carcere di Trivandrum, dal quale usciranno solo il 30 maggio seguente quando l'Alta Corte del Kerala decise di assegnare ai due militari la libertà su cauzione dietro pagamento di 10 milioni di rupie, con l'aggiunta dell'obbligo di firma quotidiano in modo da impedir loro di allontanarsi dalla zona.

I due inoltre vennero privati del loro passaporto.

La posizione del governo italiano sul caso marò

Prima di Natale, a dicembre del 2012, il governo italiano riuscì ad ottenere un permesso di due settimane per i marò, in modo che potessero trascorrere le festività in Italia, con l'obbligo di far ritorno in India una volta scaduto il permesso. Il 3 gennaio 2013 Latorre e Girone tornarono in India e a fine febbraio ottennero un nuovo permesso di 4 settimane in vista delle elezioni politiche.

Il governo italiano inizialmente non volle rimandare in India i due militari, ma la Presidenza del Consiglio annunciò in un secondo momento l'intenzione di far tornare i due fucilieri in India. Questo comportò le dimissioni del Ministro degli Esteri Giulio Terzi, in polemica con la decisione dell'esecutivo.

Il 16 dicembre del 2014 arrivò il parere negativo della Corte suprema indiana che rigettò così le istanze presentate dai marò, tra le quali era previsto il rientro il prima possibile di Girone.

La procedura di arbitrato per i due marò

Dopo un periodo di difficili rapporti politici e diplomatici alla fine il governo optò, nel giugno del 2015, per l'attivazione della procedura di arbitrato internazionale, vista l'impossibilità di arrivare ad un negoziato con il governo indiano. L'Italia chiese così che Latorre (che nel frattempo aveva fatto rientro in Italia per motivi di salute) potesse restare nel nostro Paese, e in più il rientro di Girone fino alla fine dell'iter di arbitrato. La richiesta venne accolta nel maggio 2016, e così anche Girone poté far ritorno in Italia fino alla conclusione del procedimento di arbitrato.

La vicenda è ancora aperta. E i due marò potrebbero ricevere importanti novità a breve: lo scorso luglio infatti si è tenuta alla Corte dell'Aja l'udienza finale dell'arbitrato e si resta in attesa della decisione finale, per capire se i due militari italiani dovranno essere processati in Italia oppure in India.