Consueto appuntamento con Nicola Porro e la sua quotidiana 'Zuppa'. Il giornalista ha manifestato il suo punto di vista su quello che è stato il decreto 'Cura Italia' emanato dal Governo in relazione all'emergenza economica determinata dal Coronavirus. Porro, nella sua analisi a trecentosessanta gradi, ha avuto modo di porre in evidenza quelli che, a suo avviso, sono i punti maggiormente positivi andando, però, a mettere in risalto anche ciò che proprio non gli è andato giù. Il riferimento va al fatto che l'Agenzia delle Entrate avrebbe due anni in più per eventuali accertamenti fiscali sui redditi dichiarati nel 2015.

Questo, a suo avviso, sarebbe uno dei segnali del fatto che il decreto non l'avrebbe scritto solo il Governo.

Porro a favore della liquidità alle partite Iva

Nicola Porro si schiera contro quelli che criticano la scelta di dare liquidità, seppur poca, ai lavoratori autonomi. "Io sto pensando - ha detto - a tutti coloro che hanno una partita Iva e un lavoro autonomo che non avrebbero avuto nulla". "Seicento euro - ha proseguito - in questo mese in cui non si è lavorato minimamente non sono tanti, ma è la possibilità di far la spesa".

Per Porro in molti avrebbero avuto problemi rispetto al minimo sostentamento. "Non li avremmo messi nelle condizioni neanche di andare a mangiare - ha evidenziato - Non tutti sono fortunati come me, hanno risparmi e liquidità sul conto corrente". "Seicento euro - ha concluso - in questo momento sono meglio che un calcio nel sedere".

Per Porro ci sono altre mani nel decreto oltre a quelle del governo

Nicola Porro manifesta il suo punto di vista più critico rispetto a quelle che sono alcune misure fiscali. Senza giri di parole ritiene insufficienti la semplice proroga su alcune scadenze.

"Lì capite che il decreto - ha tuonato - non lo scrivono i politici ma i funzionari delle Agenzie delle Entrate". "Pensano - ha affermato - che tutto il mondo sia fatto di esattori.

Tutte le questioni fiscali - ha incalzato - sono una presa per i fondelli. Hanno individuato sedici filiere che potranno pagare le imposte il 31 maggio invece che il 16". "E' come dire - ha proseguito - a uno che sta morendo che gli dai un bicchiere di champagne. E' totalmente inutile questa roba qua".

Ma il punto che gli desta la maggiore rabbia è chiaro: l'allungamento dei tempi d'accertamento per il 2015 di due anni. "Non c'è - ha detto - la prescrizione di cinque anni che è la base per tutti noi per non tenere documenti fiscali dei passati venticinque anni, l'Agenzia delle Entrate si è presa due anni di più per accertare i redditi del 2015".

"Vuol dire - ha chiosato - che questi sono dei delinquenti fiscali e vi considerano dei servitori".

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