L'Italia non è più un porto sicuro. E' la decisione ufficiale che proviene da un decreto firmato da quattro ministri del governo, proprio mentre la Ong Alan Kurdi era a poche miglia dalle coste di Lampedusa e Linosa. L'epidemia da Coronavirus rende impossibile la classificazione del Bel Paese come un approdo idoneo per i 145 migranti. Questo, però, ha generato, le proteste di diversi parlamentari di sinistra che hanno sottolineato la necessità di trovare una soluzione. Tra i firmatari di un documento sulla questione ci sono Laura Boldrini, Nicola Fratoianni e Matteo Orfini. Il documento è stato pubblicato sul profilo Facebook del leader di Sinistra Italiana.

Quattro ministri a firmare il decreto

Il decreto che, di fatto, chiude i porti italiani alla Alan Kurdi sono stati il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e ministro della Salute Roberto Speranza. L'Italia, al momento, non è in grado anche a livello sanitario di garantire un'adeguata assistenza, né per tutelare chi arriva e né i propri cittadini in funzione di chi arriva. Troppo lo sforzo su altri fronti.

Il problema, tra l'altro, potrebbe riguardare tutta Europa considerato che la pandemia sta riguardando la maggior parte dei paesi dell'Unione Europea con particolare riferimento a quelli che si affacciano sul Mediterraneo, basti pensare alla situazione della Spagna, altro approdo prediletto delle navi Ong che salvano i migranti in mezzo al mare.

Parlamentari chiedono protocollo di sicurezza

Il documento che critica la scelta del governo è stato pubblicato sul profilo Facebook di Nicola Fratoianni e critica la scelta di sospendere la classificazione di 'Place of Safety' per i porti italiani. "I porti - si legge nello scritto - non si chiudono mai, perché a nessuno e in nessun caso può essere negato il soccorso e la protezione dai rischi della navigazione".

La richiesta è quella di mettere in atto un protocollo di sicurezza che possa tutelare la salute e sostenga la battaglia contro il virus senza pregiudicare quelli che gli scriventi definiscono: "civiltà giuridica e sicurezza di tutti".

La richiesta è abbastanza chiara, poiché si punta addirittura alla revoca del decreto.

Una decisione che, secondo i richiedenti, potrebbe essere presa andando a predisporre sistemi di accoglienza adeguati alla fase sanitaria che si sta vivendo. Il riferimento va ovviamente alla possibilità che l'eventuale arrivo dei migranti possa essere gestito con lo spostamento in quarantena di quanti approdano in Italia attraverso le navi Ong, da trascorrere a terra e, ove non fosse possibile, a bordo delle imbarcazioni.

Tra l'altro si fa anche menzione al fatto che, in questo peridoo, i numeri degli sbarchi non sono troppo elevati. Nel post di Fratoianni sono contenuti tutti i firmatari della presa di posizione e l'elenco potrebbe essere in aggiornamento.

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