Massimo Giletti punta ancora sul caso dello scontro tra il Ministro Alfonso Bonafede e il magistrato Nino Di Matteo. Durante l’ultima puntata di Non è l’Arena, andata in onda domenica 10 maggio, il conduttore dedica ampio spazio alla vicenda esplosiva del botta e risposta tra Bonafede e Di Matteo, avvenuto in diretta tv proprio durante la sua trasmissione la scorsa settimana. Il pm antimafia ha in pratica accusato il Ministro della Giustizia di aver fatto marcia indietro sulla sua nomina al Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) anche a causa delle lamentele di diversi boss mafiosi. Accusa immediatamente respinta al mittente dal Guardasigilli in quota M5S.

Nella diatriba si inserisce anche l’avvocato Carlo Taormina il quale, temendo un accordo “sottobanco” trai due per insabbiare i fatti, invoca l’intervento della Procure di Roma.

Massimo Giletti torna a parlare del caso Bonafede-Di Matteo

Nella serata di domenica 10 maggio, Massimo Giletti decide di tornare a bomba sul caso dello scontro tra Di Matteo e Bonafede. Per farlo, sceglie di invitare nello studio di Non è l’Arena diversi ospiti, tra i quali l’ex Guardasigilli socialista ai tempi di Falcone, Claudio Martelli. Ad un certo punto, per chiarire meglio la questione, il conduttore mostra una grafica ai telespettatori e spiega che, al vertice della ‘piramide’ che gestisce la Giustizia in Italia, c’è naturalmente il Ministero di via Arenula.

Giletti ricorda poi che Bonafede ha dichiarato di aver offerto la conduzione della Direzione generale degli Affari Penali a Di Matteo al posto del Dap. Ma chiosa indignato, sottolineando il fatto che quell’ufficio non ha più il peso che aveva quando proprio Martelli decise di affidarne la conduzione a Giovanni Falcone.

Giletti dalla parte del pm contro il Ministro

Insomma, secondo Massimo Giletti oggi il Dap non può essere paragonato agli Affari penali perché, intanto, sono stati creati altri due uffici con competenze maggiori di quest’ultimo: il Dipartimento per gli Affari di Giustizia e il Capo di Gabinetto del Ministro.

Nonostante questo ‘affronto istituzionale’ però, il pm Di Matteo ha taciuto per quasi due anni e non ha intrapreso azioni legali contro Bonafede. Circostanza che colpisce in modo particolare l’avvocato Carlo Taormina. “Volete sapere se Bonafede si faccia comandare dalla mafia o se Di Matteo sia un buffone? - scrive sui suoi canali social già in data 9 maggio Taormina - la Procura di Roma, da me investita, deve decidere. Siccome nessuno parla, fatevi sentire voi e ritwittate”.

Il commento di Taormina: ‘Bonafede e Di Matteo si stanno accordando alla faccia nostra’

Ma l’ex avvocato di Anna Maria Franzoni nel caso Cogne insiste nei suoi attacchi anche nella giornata di domenica.

“Bonafede non querela Di Matteo per averlo accusato di essere sensibile alla mafia - cinguetta nuovamente - Di Matteo non denunzia Bonafede come ministro sensibile alla mafia. Si stanno accordando alla faccia nostra? Intervenga subito la Procura di Roma da me investita da cinque giorni”. Taormina completa poi il suo trittico di tweet dichiarando che “la trasmissione di Giletti è la prova che la Procura di Roma deve intervenire immediatamente perché potrebbero esservi inquinamenti probatori fatti di intese sottobanco. Pericoloso l’intervento in prima battuta della Politica con l’Antimafia”.

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