Giuseppe Conte presto potrebbe sentire la pressione del Partito democratico sempre più stringente. Secondo quanto riportato da un articolo sul Corriere della Sera, nei dem sarebbe emergendo una forte irritazione rispetto alla condotta governativa su alcuni temi. Ciò che, al momento, sembra infastidire gli alleati del Movimento 5 stelle sembra essere la poca risolutezza del presidente del Consiglio, oggi chiamato ad ascoltare le istanze poco europeiste del Movimento 5 stelle su alcuni temi. Quello più spinoso resta il Mes.

M5s da sempre contrario al Mes

Il Movimento 5 stelle, come Lega e Fratelli d'Italia, non vuole che si utilizzi il Fondo Salva Stati.

Neanche l'idea che possa esistere una formula light delle condizionalità convince i grillini ad accettare un prestito a basso interesse, invece caldeggiato dall'altra ala governativa.

Secondo quanto puntualizza il Corriere della Sera, nell'articolo a firma di Monica Guerritori, il malcontento di Zingaretti non starebbe emergendo solo per non inasprire ulteriormente gli animi. Si svela, in particolare, come all'interno del Pd la forte irritazione nei confronti della condotta del presidente del Consiglio pare iniziare ad emergere, seppur con toni ancora morbidi. "L'arte del rinvio - scrive il Corriere - di cui Giuseppe Conte sta diventando un maestro agli occhi del Nazareno, logora la pazienza del suo segretario e dei suoi ministri".

Mes: il Pd da sempre favorevole

Vengono, ad esempio, richiamate le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Sandra Zampa. Ritiene che, sul Mes, il travaglio dei grillini andrebbe rispettato, ma allo stesso tempo sarebbe opportuno che si diano una mossa. I dem, sempre secondo l'articolo, sarebbero arrivati a non poterne più di quella che viene definita "indecisione del premier".

Il malcontento nasce dal fatto che il Decreto Semplificazione, annunciato per qualche giorno fa, slitterà a luglio, le decisioni sul Recovery Plan a settembre e, al momento, non pare emergere risolutezza neanche nella definizione di eventuali alleanze regionali tra Pd e M5S.

Secondo inoltre le dichiarazioni addebitate ad un ministro il fatto che Crimi, capo del M5s, continui a fare la voce grossa è solo un sistema per tenere buoni i gruppi parlamentari.

L'idea di Conte sarebbe perciò quella di prendere tempo e presentarsi davanti al Senato con tutti i pacchetti europei di aiuto già in tasca. Rifiutare il Mes, avendo definito il Recovery Fund, potrebbe diventare più complicato. Resta, però, il problema de numeri. Con soli sette senatori la maggioranza in Senato salta e non è detto che tra le tante anime che si riconoscono al M5S non ci sia un'ala determinata ad essere integralista rispetto al no al Mes che, invece, il Pd vuole. Il Corriere parla addirittura di scissione pentastellata. L'altra soluzione è accettare i voti di Forza Italia sul Mes. Almeno il Pd, però, non aprirebbe la crisi, dato che come esternato dal Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ciò equivarrebbe a bruciare più miliardi per lo spread di quelli persi rinunciando al Mes.

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