La Ong tedesca Sea-eye annuncia il ritorno in mare della sua nave Alan Kurdi dopo quattro mesi di stop. Riprenderanno dunque a breve le missioni di salvataggio di migranti nel Mediterraneo della Alan Kurdi. A darne notizia per primi sono stati proprio i membri dell’organizzazione umanitaria attraverso il loro profilo ufficiale Twitter. Nel lungo comunicato allegato al cinguettio, Sea-eye critica le autorità italiane, colpevoli di quella che viene definita come una “detenzione forzata” della nave. Ma la Ong si rivolge anche agli altri Paesi europei, in particolare alla Germania, colpevoli a suo dire di non affrontare in maniera adeguata l’emergenza immigrazione.

L’annuncio di Sea-eye su Twitter

Alan Kurdi ritorna in mare”. È questo il titolo del comunicato pubblicato da Sea-eye sul suo sito ufficiale e poi condivisa sui social. “Dopo quattro mesi di pausa forzata, la nostra nave di salvataggio torna in mare per la sua prossima missione”, aggiungono con orgoglio i membri della Ong tedesca. L’imbarcazione ha già lasciato il porto spagnolo di Burriana nel pomeriggio di venerdì 11 settembre. Sea-eye ricorda poi che dal 6 maggio scorso “le autorità italiane avevano trattenuto la Alan Kurdi” nel porto di Palermo, dopo aver riscontrato diverse irregolarità a bordo dell’imbarcazione.

Le accuse di Sea-eye alle autorità italiane

Ne erano seguite furenti polemiche da parte dell'Organizzazione umanitaria che ha accusato il governo italiano di voler impedire i salvataggi in mare dei migranti.

È ancora pendente di fronte al Tar di Palermo, infatti, il ricorso della Ong contro questa decisione. Per questo motivo, nel comunicato appena pubblicato, i responsabili di Sea-eye definiscono quella della Alan Kurdi una “detenzione forzata da parte delle autorità italiane” che avrebbe “impedito un totale di tre missioni già programmate della nave”.

Inoltre, si legge, come ritenuto anche dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), durante questo periodo di quattro mesi 250 persone sarebbero decedute nell’area in cui avrebbe dovuto operare la Alan Kurdi.

La Ong contro il governo tedesco

Il comunicato di Sea-eye, però, non si limita a criticare soltanto le autorità italiane.

Il dito dell’Organizzazione umanitaria è infatti puntato anche contro il governo tedesco, responsabile di difendere la concezione di una “soluzione europea” al problema dell’immigrazione. Il riferimento della Ong è al recente incendio che ha distrutto il campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo in Grecia.

La Ong critica il governo guidato dalla cancelliera Angela Merkel e lancia un appello per fornire immediato aiuto ai 12.000 sfollati.

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