Nino Cartabellotta boccia il nuovo Dpcm. Il documento firmato nella serata di domenica 18 ottobre dal presidente del Consiglio, contiene diverse norme finalizzate a bloccare la massiccia diffusione del Coronavirus a cui si sta assistendo negli ultimi giorni. Stretta sulla movida, ricorso allo smart working e orari di ingresso differenziati nelle scuole. Sono questi i punti cardine del decreto. Misure che però, secondo il presidente della fondazione Gimbe, ospite di Omnibus su La7, rischiano di rivelarsi “troppo lente” contro un virus a cui, in questo modo, rischiamo di mettere il “turbo”.

Cartabellotta boccia il nuovo Dpcm del governo

La conduttrice di Omnibus, Alessandra Sardone, chiede al medico una valutazione generale del contenuto del nuovo Dpcm. “Il problema reale è che le misure introdotte, di fatto abbiamo avuto due Dpcm nel giro di una settimana, - spiega il suo punto di vista Cartabellotta - sono troppo lente rispetto a quella che è la velocità di crescita del virus. E avranno la possibilità di valutarne gli effetti in un arco temporale di due o tre settimane. Quindi, come più volte ho ripetuto nei giorni scorsi, - prosegue il medico - le decisioni politiche sulle restrizioni devono essere fatte non sui numeri di oggi, ma su quella che è una proiezione di numeri a due-tre settimane”.

L’allarme di Cartabellotta: ‘Saremo costretti sempre a rincorrere il virus’

In caso contrario, lancia l’allarme Cartabellotta, “saremo costretti sempre a rincorrere il virus che già ha un vantaggio fisiologico su quelle che sono le decisioni politiche”. Ma non solo, prosegue, perché “se poi lo acceleriamo ulteriormente con le lentezze della burocrazia, con decisioni molto light, molto soft, come quelle che abbiamo visto presentate ieri sera dal presidente Conte, credo che metteremo il turbo al virus che nelle prossime settimane ci darà filo da torcere più di quanto ce ne stia dando adesso”.

Il presidente della fondazione Gimbe preoccupato dai ricoveri in terapia intensiva

Per quanto riguarda i numeri in forte crescita di persone contagiate dal coronavirus, Cartabellotta dichiara che, in questo momento, “i confronti con marzo sono assolutamente impropri perché, a parità di numeri, ci troviamo in due situazioni completamente differenti”.

Nella primavera scorsa, infatti, si sarebbe verificato uno “tsunami” con numeri che “ci permettevano di fotografare solo la punta dell’iceberg”. Adesso, invece, “abbiamo cominciato a ricontare i numeri partendo da una curva molto bassa, quindi l’iceberg lo conosciamo quasi tutto” e quindi “il tasso di letalità risulta più basso”. Ma ciò che preoccupa davvero Cartabellotta “non è il numero assoluto” di contagiati, quanto l’aumento del numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva che da qualche giorno ha cominciato a risalire in maniera “abbastanza ripida” con un “raddoppio di casi nel giro di otto giorni”.