Il nuovo Dpcm presentato domenica da Giuseppe Conte fa ancora discutere. Le attività di ristorazione dovranno restare chiuse dalle 18 alle 5, con l'eccezione di asporto e consegne a domicilio. Altre realtà come palestre, piscine, cinema e teatri dovranno restare chiuse. Provvedimenti che non sembrano trovare approvazione unanime. Sicuramente non hanno quella di Luca Zaia. Il governatore del Veneto, in un'intervista a Il Gazzettino, non ha nascosto il suo punto di vista critico rispetto al modus operandi e alle scelte dell'esecutivo nella strategia di contenimento del contagio.

Dpcm 26 ottobre non concordato con le regioni

Le misure contenute dall'ultimo Dpcm saranno in vigore dal 26 ottobre e, salvo nuovi interventi, proseguiranno fino al prossimo 24 novembre. Nelle ultime ore sta emergendo come l'esecutivo sarebbe andato per la sua strada, non assecondando quelle che erano le richieste delle amministrazioni regionali. Lo si evince anche delle parole rese da Luca Zaia nella sua intervista al Gazzettino. "La collaborazione - ha detto Luca Zaia - c'è stata, ma il governo ha deciso di fare da solo senza ascoltare le nostre richieste".

Zaia scettico sul calo dei contagi con nuove norme

Secondo il governatore, ad oggi, vanno a cessare momentaneamente la propria attività imprese che avevano fatto degli investimenti per mettersi in regola con norme mirate alla tutela della salute.

Per alcune di loro la nuova la chiusura potrebbe essere il colpo di grazia secondo Zaia. La richiesta delle regioni era quella di tenere aperti i locali fino alle 23. "Noi - ha detto il governatore - non abbiamo in Veneto contezza di focolai nei ristoranti e sono convinto che che con queste nuove norme le curve del contagio non muteranno".

Zaia avrebbe puntato di più sugli assembramenti nel Dpcm

Luca Zaia ha messo in rilievo il fatto che non ci sarebbe stata adeguata attenzione nei confronti di quelli che possono essere potenziali assembramenti e ha sottolineato come lui, più che sulle norme alla fine scelte, avrebbe scelto di puntare proprio su quest'aspetto.

E poi sottolinea: "Tra le pagine è ancora scritta l'indicazione, ammesso che non sia un refuso, che delega i sindaci a chiudere le piazze alle 21". Proprio su questo punto erano emerse accuse nei confronti da parte degli amministratori locali nei confronti del governo, reo di delegare le proprie responsabilità.

Nel frattempo il governatore veneto ha sottolineato come, ad oggi, non sappia quali possano essere le evoluzioni delle manifestazioni di protesta di quanti dovranno fermarsi a causa del Dpcm. "A me - ha detto Zaia - hanno detto che non vogliono i soldi, ma che vogliono lavorare".

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