A Non è l’Arena va in scena lo scontro tra il sindaco di Messina, Cateno De Luca, e il sindacalista della Cgil Francesco Fucile. Il motivo della tensione tra i due è da ricercarsi nelle polemiche sulla gestione dello smart working tra i dipendenti comunali messinesi durante la pandemia di coronavirus. Le organizzazioni sindacali, infatti, hanno contestato un provvedimento firmato dalla segretaria generale del comune di Messina che invita i dirigenti a far riprendere il proprio posto in ufficio ad almeno il 50% dei dipendenti. Le sigle sindacali Cgil, Csa e Cisal si sono opposte, scatenando la durissima reazione di De Luca, il quale ha dichiarato come le organizzazioni sindacali si siano spartiti i soldi.

Cateno De Luca ospite di Massimo Giletti

Durante la puntata di Non è l’Arena di domenica 4 ottobre, il conduttore Massimo Giletti domanda a De Luca se negli ultimi mesi il suo comune abbia continuato a pagare stipendi, rimborsi e buoni pasto ai dipendenti che lavoravano da casa. Il sindaco di Messina replica rivelando di averli pagati persino con un giorno di anticipo anche se, a differenza della città di Roma, non è stato pagato il buono pasto perché, attacca, “con le organizzazioni sindacali c’è una visione opposta rispetto a quelle che sono le tutele da un lato e, invece, il saccheggio del denaro pubblico dall’altro”.

Lo scontro con il sindacalista Cgil

De Luca rivendica la sua “visione opposta” rispetto al sindacalista Fucile, visto che “hanno fatto di Messina un colabrodo del denaro pubblico, le organizzazioni sindacali qui si sono spartiti i soldi in continuazione con chi ha governato.

30 milioni di euro negli ultimi nove anni. Ho già fatto una denuncia alla corte dei conti”. Poi, De Luca fa un confronto tra la sua amministrazione e quella regionale di Nello Musumeci che “come la bella addormentata nel bosco” si sveglia dopo tre anni rendendosi conto che “alla regione qualcuno non lavora”.

A Messina, invece, sono state fatte “procedure di licenziamento dei dirigenti, unico comune in Italia”.

De Luca perde la pazienza

De Luca rivendica di non fare solo denunce, ma di agire. “Ed ecco cosa dà fastidio agli istigatori a delinquere delle organizzazioni sindacali” che negli ultimi anni, “con un tacito accordo”, si sarebbero “spartiti questo denaro” violando la legge.

Ma la vera “vergogna” denuncia De Luca, è che a Messina “erano tutti d’accordo per dare quelle somme tutti quanti”. Organizzazioni sindacali che, insomma, lui ha sempre “combattuto”, arrivando persino ad alcune querele con la Cgil. “Dovevo pagare le ferie a questa gente coperta da voi - perde ad un certo punto le staffe Cateno De Luca - e magari c’erano tanti dirigenti sindacali amici vostri, vi dovreste vergognare. In un momento di grande difficoltà continuare a difendere queste p*******e non si può accettare. Cercate di avere rispetto del denaro pubblico perché qui la storia è cambiata. Non vi consento di massacrare più le casse comunali”, conclude la sua invettiva.

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