Matteo Bassetti torna a parlare della situazione legata al coronavirus. Lo fa da ospite della trasmissione L'aria che tira e all'indomani della firma di Giuseppe Conte sul nuovo Dpcm. Le nuove misure saranno in vigore a partire dal 5 novembre e vedranno l'Italia divisa in tre: in base al livello di rischio e al conseguente grado di restrizioni. Una scelta su cui l'infettivologo del San Martino di Genova non entra nel merito, invitando tutti all'unità nella lotta contro il virus. Tuttavia, il medico non ha mancato di mettere in evidenza come, a suo avviso, sarebbe stata auspicabile una menzione nei confronti della classe anagrafica più debole: gli anziani.

Allo stesso modo ha invitato a lavorare affinché si sviluppi la capacità di convivere con il virus, specificando i motivi per i quali non sarà il vaccino a risolvere tutti i problemi con un colpo di spugna.

L'aria che tira: si parla del nuovo Dpcm

Un appello all'unità. Quello che arriva dall'infettivologo del San Martino di Genova dai microfoni di La 7. "Secondo me - dice in merito al Dpcm - me non è più il momento dire se mi piace o no. Qualunque decisione si prende dobbiamo essere pronti a rispettarla. Basta polemiche, bisogna remare tutti dalla stessa parte".

Nei giorni scorsi Matteo Bassetti aveva lanciato l'ipotesi di misure ad hoc per le persone più avanti negli anni. Un punto su cui non sono mancate polemiche, alla luce del fatto che che c'era chi si ribellava all'idea che gli over 70 fossero costretti ad un lockdown quasi ghettizzante.

"Mi sarebbe - evidenzia l'infettivologo - piaciuta vedere nel Dpcm una menzione sulla categoria che soffre di più, che oggi sono gli anziani". "Non come qualcuno - aggiunge - ha detto rinchiudendoli, ma semplicemente differenziare i percorsi". "I taxi - sottolinea il medico - stanno soffrendo in maniera spaventosa, nessuno ha mai pensato di dare dei voucher per trasportare anziani o giovani al supermercato o per andare a scuola".

E sulla potenziale emarginazione delle persone in età 'over': "Li abbiamo già emarginati, sono nove mesi che nessuno li può andare a trovare nelle Rsa".

Dpcm: per Bassetti ora va bene, ma per il futuro bisogna cessare il catastrofismo mediatico

L'Italia è pronta a calarsi nuovamente in trincea. Con misure che, in alcuni territori, sanno di lockdown, con tutte le ripercussioni che ci saranno sotto l'aspetto economico.

L'obiettivo è limitare i danni, magari fino a quando arriverà un nuovo vaccino. Quello, però, secondo Matteo Bassetti non sarà il momento di esultare, visto che ci sarà ancora strada da fare.

"Lo dico da tempo: bisogna - puntualizza Matteo Bassetti - imparare a conoscere il virus perché non crediamo certo che quando arriverà il vaccino sparirà dalla sera alla mattina".

L'infettivologo è chiaro sul vaccino: "Ben che vada funzionerà nel 60-65% dei casi tra quelli che lo fanno. Continueremo ad avere questo virus, anche se con numeri molto diversi da quelli che abbiamo oggi". "Non possiamo - prosegue - continuare a pensare che uno con il virus sia uscito dal reattore nucleare di Chernobyl. Questo non è convivere con il virus, è non conoscerlo".

"Se non sappiamo stare insieme a questo virus, finiremo malissimo. Non possiamo continuare - prosegue Bassetti- per i prossimi mesi a fare i lockdown, a chiudere il nostro Paese".

Adesso, però, è il momento di stringere i denti. "Oggi - chiosa l'infettivologo - la situazione è molto difficile, il lockdown come è stato congeniato mi pare sia l'unica soluzione almeno per alcune aree del nostro Paese".

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