Il 2021 potrebbe essere l'anno della più grande campagna di vaccinazione della storia dell'umanità. Quello che, in realtà, è un auspicio, impone anche di farsi trovare pronti. Lo si evince dalle tante indiscrezioni che ci sono attorno a quelli che potrebbero essere i vaccini che arriveranno fino alla distribuzione. Si parla, ad esempio, del fatto che per il vaccino di Pfeizer potrebbe occorrere una logistica di trasporto e conservazione ad hoc. Il tutto potrebbe dipendere dalla necessità di mantenere il prezioso strumento a decine di gradi sottozero. Ma c'è un altro punto su cui occorre farsi trovare pronti: la disponibilità di aghi e sirignhe.

A spiegare il perché Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria dispositivi medici. In un'intervista a Il Sole 24 Ore ha messo in chiaro come in Italia ci sarebbero solo due aziende produttrici e anche rivolgendosi all'estero c'è il rischio di incappare nei problemi derivanti da una richiesta superiore all'offerta.

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La prossima sarà la settimana in cui il commissario per l'emergenza coronavirus Domenico Arcuri diramerà un bando per Ne occorreranno decine di milioni di unità. A spiegare cosa differenzierà queste tre tipologie di siringhe e sei tipi di aghi. Non si tratta di unità come quelli comuni che si trovano in farmacia. A spiegarne le caratteristiche è proprio Boggetti.

"Deve - dice in relazione alla siringa necessaria - avere la capacità di dosare la quantità in maniera precisa dovendo prelevarlo da flaconi e quindi devono essere micrograduate e utilizzare aghi sottili".

In tanti ricorderanno come, durante la prima ondata di coronavirus, l'Italia si trovò sprovvista di dispositivi di protezione personale anche per l'assenza di catene produttive in loco e la necessità di importare tutto.

Per le siringhe potrebbe profilarsi uno scenario simile. "Il dato di fatto - puntualizza Boggetti - è che abbiamo solo due aziende che le producono, una grande internazionale e una piccola italiana. Da sole queste non hanno di certo la capacità di produrre i volumi che serviranno".

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L'ipotesi peggiore è che, naturalmente, si possa avere il vaccino e paradossalmente non gli strumenti per somministrarlo. "Il rischio - spiega Boggetti - è concreto, ma riguarderà un po' tutti i Paesi e la domanda internazionale potrebbe superare l'offerta". Esiste anche l'ipotesi che a soddisfare la richiesta italiana possano intervenire aziende dall'estero che risponderanno al bando, ma questa sarà una fase in cui il mondo genererà tanta richiesta al punto da esserci il rischio di non potere soddisfarla in toto. "Una produzione - ha chiosato Boggetti - nel territorio italiano è una cosa che ci metterebbe al sicuro".

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