Avere un numero di vaccinati tra il 65 ed il 70% per arrivare all'immunità di gregge. È questo il grande obiettivo per un 2021 in cui ci si augura che, forse subito dopo l'estate, il coronavirus faccia un po' meno paura, con obbligo di mascherine e indicazioni di distanziamento sociale magari finiti finiti in archivio. Ci si interroga se a quella percentuale ci si arriverà lasciando facoltà o ai cittadini o se si arriverà al punto in cui per tutelare la salute pubblica potrebbe necessaria la possibilità di istituire un obbligo. Valutando, ovviamente, se vi sono anche i margini arrivare addirittura ad ipotizzare un trattamento sanitario obbligatorio.

In tal senso risultano molto interessanti le parole rilasciate da un tecnico della materia giuridica come Raffaele Guariniello, magistrato.

Vaccino anti-Covid: attenzione al Testo unico della sicurezza su lavoro

"Tutelare la salute pubblica - ha specificato in un'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano - significa vaccinare il maggior numero possibile di persone. Ma attenzione non è un un'indicazione morale, è ciò che prevede la legge".

Raffaele Guariniello, inoltre, ha avvalorato la sua tesi citando ciò che è riportato nell'articolo 279 sul Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro. Nella voce in questione tra gli obblighi ascritti ad un datore di lavoro c'è quello di mettere a disposizione del dipendente vaccini rispetto ad eventuali agenti biologici "presenti nella lavorazione" per i quali non dovessero essere immuni, il Covid rientra tra detti agenti.

In sostanza sarebbe lo scenario che si delineerà nel momento in cui inizierà la distribuzione del vaccino e i cittadini non potranno dimostrare la loro immunità alla Covid. A quel punto, come lo stesso Guariniello puntualizza, la regola determina l'obbligo del datore di lavoro ad allontanare il dipendente per "inidoneità alla mansione". L'ultima parola, secondo quanto evidenziato dal magistrato, spetterebbe al medico che non potrebbe concedere idoneità se il dipendente si è rifiutato di vedersi somministrato il vaccino.

L'allontanamento iniziale sarebbe momentaneo.

"La legge - spiega Guariniello - prevede l'obbligo di allontanare il lavoratore e di adibirlo ad altra mansione ove possibile".

Coronavirus, rischio rescissione contratto senza vaccino

In sostanza ad un'azienda sarebbe richiesto di porre il dipendente in una posizione lavorativa dove la sua posizione di non vaccinato non possa ledere alla collettività.

Lo stesso Guariniello ha puntualizzato come il pensiero della Corte Costituzionale sia che "la tutela della salute è un diritto dell'individuo e un interesse della collettività".

La domanda che sorge spontanea è: cosa accade qualora nell'azienda o nell'ente in cui non si lavora non sia possibile individuare una posizione in cui la mancata vaccinazione non è un rischio?

"Si rischia - precisa Guariniello - la rescissione del rapporto di lavoro". "Lo stato di emergenza - ha precisato il magistrato - non consente i licenziamenti, il lavoratore fragile ha diritto allo smart working. Ma in futuro il problema potrebbe ripresentarsi".

Il rischio è che qualcuno veda in questa tipologia di scenario una sorta di libertà violata rispetto alla possibilità di non vaccinarsi, messa in discussione.

Messo davanti alla questione, Guariniello spiega: "Potrebbe si, ma per aver ragione dovrebbe cambiare prima la legge".

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