Dopo il giuramento di sabato mattina, Mario Draghi si recherà mercoledì in Parlamento per richiedere la fiducia. L’ex Bce terrà il suo discorso programmatico in Senato, consegnerà il testo alla Camera circa novanta minuti dopo, quindi tornerà a Palazzo Madama per il sì. Giovedì toccherà a Montecitorio votare.

A sostenerlo sarà una larga maggioranza costituita da Pd, Forza Italia, Lega, Movimento 5 Stelle, LeU e Italia Viva, ognuno dei quali ha ottenuto almeno un posto nella squadra dei ministri. I 15 esponenti politici del governo Draghi sono quattro pentastellati, tre di Forza Italia, tre della Lega, tre del PD, uno di LeU e uno di Italia Viva.

In particolare Forza Italia e Italia Viva hanno solo ministri senza portafoglio. PD e LeU, al contrario, solo ministri con portafoglio, mentre la Lega ne ha due con portafoglio e uno senza.

Fratelli d'Italia e Sinistra Italiana votano contro al governo

Negano l’appoggio al governo i due partiti più "radicali" del parlamento, rispettivamente Fratelli d’Italia per la destra e Sinistra Italiana per la sinistra, nonché alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, che evidentemente in caso di voto negativo paiono destinati a diventare "ex".

La Direzione nazionale di Fratelli d'Italia, riunita in videoconferenza questo lunedì, ha approvato all'unanimità la relazione della presidente Giorgia Meloni che aveva proposto di votare contro la fiducia al governo.

La leader di Fratelli d'Italia aveva già ieri espresso l'intenzione di non appoggiare il neo-esecutivo, perché considerato "in mano al PD". Al termine della riunione ha poi aggiunto "non riteniamo possibile di tentare di ricostruire l'Italia con gli stessi che hanno contribuito a distruggerla".

Sul fronte opposto, l’Assemblea nazionale di Sinistra Italiana ha decretato domenica con 122 voti favorevoli, 16 contrari e quattro astenuti, che il partito non appoggerà il governo.

Il portavoce Nicola Fratoianni ha detto: “Ci aspettavamo di meglio di un “governo dei migliori” con così tanta destra, con la sinistra stretta ai margini seppur rappresentata da persone che stimiamo”. E ha aggiunto “una scelta nel merito, non pregiudiziale, che guarda al dopo Draghi.”

Contro la decisione dell'Assemblea però due parlamentari su tre, e cioè la senatrice LeU Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto, e il deputato Erasmo Palazzotto voteranno Sì alla fiducia.

Il voto dei pentastellati

Ai voti sfavorevoli si potrebbero sommare i no di alcuni delusi grillini che da qualche giorno affermano di volersi esprimere diversamente rispetto al risultato emerso in seguito alla votazione sulla piattaforma degli iscritti. Per la senatrice Bianca Laura Granato i quattro ministeri costeranno cari al Movimento, parlando di "perdita totale di coerenza della linea etica e Politica, sedendo accanto a Berlusconi e Draghi". Granato ha aggiunto che l'unica via d'uscita sarebbe il ritiro dei ministri stessi.

Hanno intanto annunciato il proprio voto contrario anche due parlamentari elette col M5S, ma uscite da tempo e avvicinatesi a posizioni più "di sinistra": la deputata Elena Fattori e la senatrice Paola Nugnes, che hanno espresso soddisfazione alla decisione di Sinistra Italiana di votare contro la nascita del governo.

Il governo Draghi avrà un sostegno tra i più ampi della storia repubblicana

I voti sfavorevoli al governo, comunque, difficilmente supereranno in tutto soglia 50 alla Camera e quota 30 al Senato. Il governo Draghi nasce quindi con un sostegno parlamentare tra i più ampi della storia repubblicana. La "grande coalizione" vedrà così escluse solo le forze partitiche più polarizzate sull’asse destra-sinistra, e i più "radicali" nel Movimento di Beppe Grillo.

Se negli ultimi mesi gli osservatori avevano spesso parlato del cleavage sovranisti-europeisti come nuovo arrivato e sostituto del tradizionale destra-sinistra, la geografia parlamentare venutasi a delineare nelle ultime ore vede riemergere la spaccatura.

Al momento ciò non sembra aver alterato le intenzioni dell’elettorato, come dimostrano i sondaggi. Resta da capire solo se il divario destra/sinistra riemergerà anche all’interno della compagine governativa, incidendo sulla sua tenuta.