Il Governo Draghi ha ottenuto ieri la fiducia a Palazzo Madama con 262 voti favorevoli, 2 astenuti e 40 contrari. 304 i senatori presenti. Il terzo governo con più Sì nella fiducia iniziale al Senato tra quelli della storia repubblicana (preceduto da Monti che ne ottenne 281, e l’Andreotti IV con 267 voti favorevoli), ha incontrato il dissenso, oltre che dell’intero gruppo di Fratelli d’Italia e di alcuni membri del misto, di 15 grillini. Prosegue, intanto, nel pomeriggio di oggi, il dibattito sulla fiducia alla Camera.

'I 15 senatori che hanno votato No si collocano, nei fatti, all'opposizione'

Il capo politico del M5S Vito Crimi ha puntualizzato che “i 15 senatori che hanno votato no sono venuti meno all’impegno del portavoce del Movimento che deve rispettare le indicazioni di voto provenienti dagli iscritti” aggiungendo che, essendo il voto sul nascente governo un voto per schierarsi nella maggioranza o all’opposizione dell’Esecutivo nascente, “i 15 senatori che hanno votato no si collocano, nei fatti, all’opposizione”.

In definitiva, i dissenzienti grillini verranno espulsi dal Movimento. 8 senatori M5S non hanno invece preso parte alla votazione. Per loro, come annunciato dallo stesso Crimi, saranno verificate le ragioni dell’assenza che, qualora non comprovate da motivazioni di salute o necessità, determineranno l’inflizione di una sanzione grave.

I nomi di chi ha votato No e degli assenti

I 15 senatori che hanno votato in dissenso rispetto al gruppo sono: Abate, Angrisani, Corrado, Crucioli, Di Micco, Giannuzzi, Granato, La Mura, Lannutti, Lezzi, Mantero, Mininno, Moronese, Morra e Ortis. Gli assenti invece: Auddino, Botto, Campagna, Castiello, Dessì, Garruti, Nocerino, Vanin.

Tra questi Castiello risulta essere in missione. Dura la reazione della senatrice Lezzi: “Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5S (da cui non sono espulsa). Credo che il 41% degli iscritti contrari ad allearsi con tutti, compresi Berlusconi, Salvini e Renzi, debbano essere rappresentati. Sono convinta, inoltre, che se il quesito fosse stato riproposto, come lo statuto prevede, quel 41% sarebbe stato più alto”.

Il Movimento, che vedrà ridotto il suo numero di senatori da 92 a 77, è in fibrillazione anche da quando si sono levate voci sulla possibile candidatura di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma come esponente del gruppo PD-LeU-M5S. Virginia Raggi ha chiesto infatti che la base dei 5 Stelle si esprima sulla sua ricandidatura. L’attuale sindaca capitolina ha detto: “Vorrei la stessa chiarezza da parte di tutti e non leggere retroscena o assistere, come avviene ormai da anni, a trame di potere volte a isolare chi è scomodo”, mostrando per giunta tutta la sua stima al premier uscente Giuseppe Conte.