L'Europarlamento ha respinto per un solo voto la richiesta di revoca dell'immunità parlamentare avanzata dalle autorità ungheresi nei confronti di Ilaria Salis, l'attivista e deputata di Alleanza Verdi Sinistra (Avs) al Parlamento europeo. La votazione, tenutasi a scrutinio segreto, ha visto un risultato estremamente risicato: 306 voti contrari contro 305 favorevoli, con 17 astenuti. Questo esito allontana, almeno per il momento, lo spettro di un rientro in Ungheria per l'eurodeputata, accusata di aggressione a Budapest.

Le parole di Ilaria Salis: 'Una vittoria della libertà e dell'antifascismo'

Subito dopo il voto, l'eurodeputata ha espresso la sua grande soddisfazione, parlando di un segnale forte e positivo. "Questo voto rappresenta una vittoria della libertà, della democrazia e dell'antifascismo," ha dichiarato Salis.

La decisione del Parlamento europeo segue la raccomandazione della commissione JURI (Affari Giuridici) che, già in precedenza, si era espressa per il mantenimento dell'immunità, ravvisando il cosiddetto fumus persecutionis, ossia il fondato sospetto che l'azione giudiziaria ungherese sia stata avviata per colpire l'attività politica della deputata.

La vicenda giudiziaria che l'ha vista detenuta nelle carceri ungheresi per oltre un anno in condizioni definite "disumane" dalla difesa e da parte dell'opinione pubblica, risale al febbraio del 2023 quando Salis era stata accusata dalla polizia ungherese di aver preso parte in modo attivo a un'aggressione fisica compiuta verso tre militanti neonazisti.

Più volte i legali di Ilaria Salis hanno dichiarato la sua piena innocenza dei fatti.

Reazioni politiche polarizzate

Come prevedibile, la conferma dell'immunità ha scatenato reazioni opposte e molto accese.

Da un lato, i gruppi di sinistra e di centro-sinistra hanno esultato. Nicola Zingaretti (Pd) ha parlato di "una bella giornata per chi crede nello Stato di Diritto," sottolineando come l'Europa abbia difeso i suoi valori contro le prevaricazioni del regime di Viktor Orbán.

Dall'altra parte, il voto ha provocato l'ira del governo ungherese e dei partiti italiani di destra. Matteo Salvini e Roberto Vannacci (Lega) hanno definito l'esito una "vergogna," sostenendo che chi commette errori debba pagare, indipendentemente dal ruolo ricoperto.

Anche esponenti di Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno espresso contrarietà, accusando la sinistra di aver salvato "una compagna di partito" e non la democrazia, criticando in particolare il voto segreto che avrebbe permesso ad alcuni europarlamentari di centrodestra di votare contro la revoca. Intanto il governo di Budapest ha rincarato la dose, accusando l'Eurocamera di aver "legittimato il terrorismo di sinistra."