La manovra economica 2026 inciampa su un nuovo fronte caldo: quello della cannabis light. A far esplodere il caso è un emendamento di Fratelli d’Italia che mirava a riaprirne la vendita, vietata sei mesi fa con il decreto sicurezza, reintroducendola però con una imposta del 40%. Una mossa che ha inevitabilmente scatenato immediate reazioni nella stessa maggioranza, costringendo il partito della premier Meloni a una rapida marcia indietro. L’emendamento, assicurano ora da Fratelli d'Italia, sarà ritirato.

Cosa prevedeva l'emendamento

Il testo contestato porta la firma del senatore Matteo Gelmetti, già protagonista della proposta (poi ritirata) sulle comunicazioni preventive degli scioperi.

La norma avrebbe ampliato il perimetro della legge del 2016 sulla coltivazione della canapa, includendo anche infiorescenze fresche o essiccate e derivati liquidi destinati al fumo o all’inalazione, a patto che il THC non superasse lo 0,5%. Il pacchetto fiscale collegato era altrettanto pesante: una tassa del 40% sul prezzo al pubblico, più un sistema di autorizzazioni e controlli affidato all’Agenzia delle Dogane. Un impianto che entra in rotta di collisione con il recente stop alla vendita delle infiorescenze introdotto con il decreto sicurezza, aprendo fratture interne in FdI e imbarazzo politico.

In un primo tentativo di difesa, l’ufficio stampa del partito aveva spiegato che la misura puntava a “contrastare la diffusione della cannabis light attraverso una super-tassazione”.

Ma le polemiche non hanno lasciato scampo: nel giro di poche ore la linea è cambiata e il ritiro dell’emendamento è diventato inevitabile.

Cannabis light: il confronto con gli altri Stati europei

In altri Stati europei la produzione e l'utilizzo di cannabidiolo è totalmente o parzialmente legale, dal momento che la pianta è considerata un mero prodotto agricolo.

A tal proposito il Presidente di Canapa Sativa italiana ha portato all'attenzione delle istituzioni europee le criticità e i divieti italiani attualmente presenti.

Nel resto d'Europa invece, la situazione è molto diversa. Alcuni Paesi come la Spagna e i Paesi Bassi, tollerano l'utilizzo legalizzandolo in coffee shops o club privati, ma in Ungheria viene trattata come fosse una droga pesante. Insomma, l'Europa a modo suo, si sta muovendo verso una maggiore liberalizzazione della cannabis, ma con modelli e approcci diversi tra i vari stati membri.