Fino alla fine dello scorso 2025, del Somaliland nessuno o in pochissimi ne conoscevano o sapevano della sua esistenza. Magari qualcuno ne aveva sentito parlare per la prima volta tramite canali YouTube o testate d’informazione online, ma fino a quando Israele, a sorpresa, il 26 dicembre 2025 (due giorni prima dell’inizio delle proteste in Iran), non ha annunciato a sorpresa il riconoscimento dello stato de-facto situato nel Corno d’Africa, con il primo ministro israeliano Netanyahu sorridente mentre parlava in videochiamata con il presidente della autoproclamata repubblica Abdirahman Mohamed Abdullahi.

Il Somaliland (come mostrato pubblicato sul canale YouTube dell’agenzia d’informazione ANI News) era un fantasma politico, isolato e ignorato dal mondo.

Una panoramica generale sul paese africano

Il Somaliland (in inglese “Terra dei somali”) è uno stato a riconoscimento limitato situato in Africa Orientale nel Corno d’Africa. Il suo territorio corrisponde in maniera esatta alla punta del Corno d’Africa. Confina a ovest con l’Etiopia e Gibuti; il Somaliland confina anche a sud e a est con la Somalia (il vicino di cui formalmente fa parte, con lo stato del Puntland, stato federato pro-Mogadiscio che ha annunciato, pur non volendo secedere dalla Somalia nel 2024, di agire come uno stato indipendente a causa della crisi costituzionale con il governo centrale).

A nord, il Somaliland è bagnato dal Golfo di Aden, che sfocia verso l’Oceano Indiano, trovandosi davanti alle coste dello Yemen. Quindi un territorio strategico di passaggio per chi transita verso nord per andare verso il Mar Rosso passando lo stretto di Suez e per le imbarcazioni che viceversa vanno verso l’Oceano Indiano. Il paese ha raggiunto nel 2024 una popolazione di 6,2 milioni di abitanti. La città più popolosa è la capitale Hargeisa, seguita da Berbera, che è la seconda città per popolazione del paese e recentemente hub commerciale e portuale, su cui hanno investito, malgrado il non riconoscimento ufficiale, Etiopia e imprese emiratine. La lingua ufficiale è il somalo e quasi tutti gli abitanti appartengono all’etnia somala (la maggioranza fa parte del sottogruppo del clan Isaaq).

Il ruolo dei clan, del colonialismo e l’importanza della sua posizione strategica in chiave geopolitica

L’origine della separazione de-facto tra Somalia e Somaliland è da ricercare nel colonialismo . Tra 800 e 900 le terre abitate dai somali furono divise tra Francia (che impose il suo controllo su Gibuti, chiamato all’epoca Somalia francese o Costa francese dei somali), l’Italia (che impose il suo controllo sull’attuale Somalia con capitale Mogadiscio, inglobando il territorio durante il regime fascista dentro i confini dell’Africa Orientale Italiana o A.O.I.) e la Gran Bretagna (che impose il proprio controllo sull’attuale Somaliland). Nel 1960, quando le due Somalie (quella italiana e quella britannica) divennero indipendenti, il Somaliland e la Somalia furono due stati sovrani separati per circa quattro giorni, quando l’1 luglio del 1960 si unirono per formare un’unica Repubblica di Somalia.

Già all’epoca il Somaliland fu riconosciuto a livello internazionale durante la sua brevissima esistenza da 35 stati, tra cui Israele. Un altro fattore è il sistema dei clan: la società somala è suddivisa in Cabile o clan, ovvero dei sottogruppi i cui membri sono accomunati e discendono da un antenato comune; a sua volta i clan possono essere suddivisi in dei sotto-clan. Il Somaliland è popolato in maggioranza dal clan degli Isaaq, poi seguono i Dir, entrambi considerati come parte di quel sottogruppo di clan nobiliari .

La situazione paradossale: Lo stato de facto che funziona meglio di quello ufficiale

Pur non essendo riconosciuto internazionalmente, alcuni dati come, ad esempio, il PIL pro-capite, hanno evidenziato come il Somaliland è in una posizione decisamente migliore della Somalia, possedendo un PIL pro-capite compreso tra i 900-1.000 USD (in alcune fonti anche 1.500 USD), rientrando sì tra i paesi più poveri del mondo ma paradossalmente trovandosi in una situazione di maggiore prosperità rispetto a paesi africani riconosciuti e che hanno un seggio alle Nazioni Unite (come la stessa Somalia, dove il PIL pro-capite si attesta a 600-700 USD).

Il paese non è immune ai problemi che affliggono la Somalia. Conflitti tribali con violenze tra truppe regolari fiancheggiate da clan pro-indipendenza e clan pro-Mogadiscio con violenze e ritorsioni da ambo le parti, epidemie, aiuti internazionali di cui lo stesso Somaliland, pur essendo de facto sovrano, beneficia. Tuttavia, problemi, quali conflitti, sono limitati alle zone orientali, come il conflitto scoppiato nella città Las Anod nel 2023; il Somaliland gode di una relativa stabilità, venendo definito come il territorio più tranquillo del Corno d’Africa. Inoltre, gode di una democrazia liberale relativamente stabile e sostanziale. Nonostante l’isolamento, inoltre, il Somaliland ha beneficiato dei soldi delle rimesse degli immigrati della diaspora, che hanno rappresentato e rappresentano un elemento importante per l’economia del paese.

Per il resto, l’economia si regge su allevamento, esportazione di capi di bestiame e altre attività tradizionali, come ad esempio l’agricoltura (difficili da praticare a causa della cronica siccità).

I principali alleati (all’apparenza impensabili) del Somaliland: Taiwan

Il Somaliland gode, come già detto, di un buon numero di relazioni para-diplomatiche in quanto non ufficiali. Nel 2020 (considerando il fatto di essere membri entrambi dell’UNPO, organizzazione internazionale per i popoli, minoranze e stati non riconosciuti e non rappresentati), il Somaliland ha stretto rapporti diplomatici con Taiwan, arrivando a firmare accordi di cooperazione militare. I due paesi hanno aperto uffici di rappresentanza.

Nonostante in molte occasioni Taiwan abbia dichiarato de facto di riconoscere il Somaliland come stato sovrano parlando di questo come un “paese”, Taiwan non ha mai (ancora ad oggi) definito in maniera definitiva la natura del suo rapporto con il Somaliland. Taipei non ha ancora dichiarato se riconosce ufficialmente il paese africano come stato sovrano, aumentando l'ambiguità di questa relazione bilaterale. Tralasciando che entrambi siano degli stati diplomaticamente isolati e non riconosciuti dalla Comunità internazionale, e che entrambi gli stati abbiano ottenuto un nuovo amico con cui stringere una solida alleanza, cosa ci guadagna Taiwan dalla sua relazione con il Somaliland? Prima di tutto, Taipei può stabilire una nuova presenza in Africa, che si aggiunge a quella dell’Eswatini (ex Swaziland), che è l’unico stato africano che non ha spostato e nega categoricamente l’ipotesi di spostare il riconoscimento da Taiwan alla Repubblica Popolare Cinese (nell’ottica della One China Policy e della One China Principle), che obbliga tutti i paesi del mondo a riconoscere o Pechino o Taipei, dato che ancora ufficialmente Taiwan, nonostante il sentimento pro-indipendenza diffuso tra i taiwanesi, rivendica di essere l’unico governo legittimo della Cina.

La seconda è quella più strategica, e di poter estendere la sua influenza nel Corno d’Africa, un territorio sotto l’influenza cinese da anni nel contesto della “Nuova via della seta”, e per proiettarsi vicino al Gibuti, dove Pechino ha stabilito la sua prima e unica base militare d’oltremare.

Israele e Etiopia e gli interessi strategici sul Somaliland

L’Etiopia, pur non riconoscendo il Somaliland ancora ufficialmente, ha stretto dei rapporti di amicizia con Hargeisa (in contrasto con la storica rivalità politica tra Somalia e Etiopia, scaturita nella guerra dell’Ogaden del 1977-1978). Insieme agli Emirati Arabi Uniti, Addis Abeba ha investito e stipulato degli accordi commerciali con il Somaliland per le quote del porto di Berbera.

L’1 gennaio di due anni fa, nel 2024 (con le proteste furiose di Mogadiscio, che negli ultimi anni si è sempre più avvicinata alla Turchia e alla Cina), l’Etiopia ha firmato un Memorandum d'intesa con il governo del Somaliland che stabilisce che, nel caso in cui l’Etiopia vedrà concretizzato l’accesso diretto e l’utilizzo del porto di Berbera per scopi commerciali e militari, Addis Abeba allora riconoscerà il governo di Hargeisa e quindi il Somaliland come stato sovrano. Questa mossa serve soprattutto all’Etiopia a ridurre la sua dipendenza dal vicino Gibuti, stato affacciato sul mare di cui si serve l’Etiopia per i suoi commerci verso l’Oceano Indiano. Israele, invece, alla fine del 2025 ha stupito un po’ tutti.

Dal punto di vista storico, lo stato ebraico è stato tra i 35 stati che nel 1960 ha riconosciuto il Somaliland nella sua brevissima parentesi di esistenza ufficiale. A inizio 2026 si è parlato di tutto e di più, dalle ombre che vedono il Somaliland (firmatario degli Accordi di Abramo) come luogo di un’ipotetica deportazione della popolazione palestinese a Gaza, a quelle che vedono molto più realisticamente il Somaliland come un avamposto militare di Tel Aviv in Africa, soprattutto per proiettare se stessa a pochi km dalle coste dello Yemen, devastato da una guerra civile che dura dal 2015, e controllato nell’estremo ovest del paese dove sorge la capitale Sana’a. La capitale yemenita è sotto il controllo degli Houthi, il movimento ribelle filo-iraniano protagonista di attacchi con droni verso Israele e accusato di aver attaccato più volte imbarcazioni mercantili. Israele, secondo gli analisti, ha come progetto quello di aprire una base militare in Somaliland.