Oggi al Teatro del Maggio Musicale di Firenze, Sergio Mattarella ha ricevuto la laurea magistrale honoris causa in "Politica, Istituzioni e Mercato" dalla Scuola di Scienze Politiche "Cesare Alfieri", che celebra i suoi centocinquant'anni. Quello che sembrava un evento accademico di routine si è trasformato in un discorso politico di rara intensità, capace di scuotere la platea e rimbalzare su tutte le testate nazionali.

La profezia di Tocqueville

Il momento più alto è arrivato con una citazione fulminante. Mattarella ha evocato Silvano Tosi, storico docente della "Cesare Alfieri", che nel 1957 scriveva: "La più inquietante delle profezie di Tocqueville è quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell'aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell'individuo".

E il Presidente ha chiuso senza mezzi termini: "Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione".

I nuovi potentati e le regole calpestate

Mattarella ha poi puntato il dito — con eleganza istituzionale ma senza ambiguità — contro i "soggetti tecnologici e finanziari" che oggi dominano gli scenari globali, influenzano i governi e si comportano da stati sovrani senza esserlo. E ha denunciato con forza la "pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale", quella di "agire al di fuori delle regole degli Stati e degli organismi sovranazionali". Nessun nome pronunciato — Putin, Trump, Netanyahu restano fuori campo — ma il messaggio era chiarissimo per chiunque.

L'ovazione finale

Quando ha pronunciato l'ultima frase, la platea si è alzata in piedi in un'ovazione prolungata. Non un applauso di circostanza, ma il riconoscimento che quelle parole stavano toccando una verità scomoda e urgente. Mattarella non ha fatto polemiche spicciole: ha usato la storia per parlare del presente, un filosofo dell'Ottocento per descrivere il 2026. Il messaggio è semplice e potente — la democrazia non è un dato acquisito per sempre. Va difesa ogni giorno, soprattutto quando qualcuno pretende di esercitare il potere sopra le leggi e sopra la volontà dei popoli.