L'ultimo sondaggio del 27 aprile firmato da SWG per il TG di Enrico Mentana fotografa un quadro politico in lenta ma significativa ebollizione. Se i grandi blocchi sembrano assestati su posizioni di trincea, le dinamiche interne alla maggioranza segnalano scossoni che potrebbero cambiare la geografia del centrodestra. Dall'altra parte, in un quadro di relativa stabilità, cresce il Movimento 5 Stelle.
Meloni e Lega in affanno, cresce il M5s
Il dato più rilevante riguarda Fratelli d’Italia: il partito della Premier Giorgia Meloni perde lo 0,2% in una settimana, scendendo al 29,1%.
Una flessione che, pur mantenendo FdI saldamente in testa, conferma un trend di logoramento che dura da inizio mese.
Ancora più marcata è la crisi della Lega. Il partito di Matteo Salvini lascia sul campo lo 0,3%, scivolando al 6,2%. Un minimo storico che preoccupa via Bellerio, soprattutto se letto in parallelo con l’ascesa della destra identitaria esterna al governo. Anche Forza Italia registra un segno meno (7,7%, -0,1), confermando una settimana opaca per l'intero asse di governo.
Sul fronte delle opposizioni, il Partito Democratico si conferma un blocco granitico al 21,6%. Resta immobile la segreteria Schlein, che non guadagna ma non perde, mantenendo il distacco con FdI sotto la soglia psicologica degli 8 punti.
Segno più invece per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che sale al 12,5% (+0,1), e per Alleanza Verdi e Sinistra, stabili a un convincente 6,7%.
Cresce il partito di Vannacci
La vera notizia del consueto sondaggio del lunedì sera è data però dal balzo di Futuro Nazionale. Il movimento di Roberto Vannacci guadagna lo 0,2% e tocca quota 3,6%. È il sorpasso ufficiale ai danni dei partiti di centro: Vannacci scavalca Azione di Carlo Calenda (che pure sale leggermente al 3,4%) e stacca nettamente Italia Viva, che scende invece al 2,3% (-0,1). Infine stabili PiùEuropa e Noi Moderati, rispettivamente all'1,5% e all'1,1%.
Un dato che deve far riflettere l'intera classe politica è quello relativo a chi "Non si esprime".
La quota di astenuti e incerti resta inchiodata al 29%, esattamente lo stesso valore della settimana precedente. Quasi un italiano su tre non trova oggi una collocazione nel catalogo dell'offerta politica attuale.