La politica milanese è in fermento per la possibile discesa in campo di Mario Calabresi come candidato sindaco di Milano per il centrosinistra. L'ex direttore de La Stampa e di Repubblica ha confermato di essere in una fase di profonda riflessione sulla sua potenziale candidatura, dichiarando apertamente: “Ci sto pensando. Mi piacerebbe fare la mia parte per Milano”. Questa dichiarazione ha immediatamente catalizzato l'attenzione, in particolare quella di Gabriele Albertini, ex primo cittadino di Milano per due mandati con il centrodestra. Albertini, con una previsione netta e incisiva, ha affermato che Calabresi “sarebbe imbattibile, potrebbero non fare la campagna elettorale”, sottolineando il peso che una simile candidatura potrebbe avere sul panorama elettorale.

Il Vantaggio Strategico e i Voti Trasversali

L'analisi di Albertini sulla forza della potenziale candidatura di Calabresi si fonda su dati concreti. L'ex sindaco ha evidenziato come il centrosinistra goda già di un solido vantaggio numerico, quantificabile in “10-14 punti di distanza” rispetto al centrodestra per quanto riguarda le liste. Questo dato, basato sia sui risultati delle ultime consultazioni elettorali sia sui sondaggi più accreditati, configura uno scenario di partenza estremamente favorevole. In tale contesto, l'ingresso di una figura come Mario Calabresi, con il suo profilo riconosciuto, sarebbe in grado di amplificare ulteriormente tale vantaggio. Albertini ha specificato che un candidato del suo calibro “riceverebbe il voto della lista, con ogni probabilità il voto dei centristi e secondo me anche molti voti disgiunti del centrodestra”.

Questa capacità di attrarre un consenso ampio e trasversale renderebbe la sua corsa una sfida quasi insormontabile per gli avversari.

Qualità Personali e la Sfida della Gestione Amministrativa

Nonostante la sua chiara previsione di successo, Albertini ha offerto una valutazione articolata delle qualità di Mario Calabresi. L'ex sindaco ha espresso un profondo apprezzamento per le doti umane e intellettuali del giornalista, descrivendolo come una “personalità assolutamente straordinaria, una persona di un livello intellettuale, di morale, di empatia, cultura”. Un profilo di grande spessore che si distingue per la sua integrità. Tuttavia, Albertini ha identificato un'unica, ma cruciale, potenziale criticità: la capacità gestionale.

Ha osservato che “come direttore di due giornali importanti non è stato brillantissimo”, e ha poi tracciato un parallelo tra la gestione di una testata giornalistica e quella di una grande città. Il ruolo di sindaco di una metropoli come Milano, ha spiegato, non è solo politico e rappresentativo, ma richiede anche le competenze di un “organizzatore, di responsabile, di amministratore delegato di una grande impresa di servizi e della quale i clienti sono anche i padroni, gli azionisti”. Questa complessa dimensione amministrativa e organizzativa rappresenta, a suo giudizio, “l'incognita” principale che Calabresi dovrebbe affrontare.

Un Legame Storico: la Rimozione della Lapide

A sottolineare ulteriormente la profondità del suo giudizio, Albertini ha richiamato un episodio che lega la sua esperienza da sindaco alla famiglia Calabresi.

Ha ricordato di aver compiuto, durante i suoi mandati, il gesto significativo della rimozione della lapide che accusava Luigi Calabresi, padre di Mario, dell’omicidio di Giuseppe Pinelli. Un atto non privo di risonanza storica e simbolica per la città. Albertini ha poi ribadito la fondatezza di quella decisione, spiegando che “le accuse poi sono state smontate in sede giudiziaria e Calabresi è stato assolto peraltro da un giudice di Magistratura democratica come Gerardo D’Ambrosio, quindi insomma una garanzia di non partigianeria”. Questo riferimento storico non solo evidenzia il legame personale tra Albertini e la famiglia Calabresi, ma aggiunge anche un contesto di giustizia e imparzialità che rafforza la credibilità delle sue attuali considerazioni sulla figura di Mario Calabresi.